
Il Tribunale federale ha pubblicato oggi una nuova sentenza che riguarda un'espulsione decisa dal Dipartimento delle Istituzioni del Canton Ticino.
Ad adire la massima corte elvetica è stato un cittadino kosovaro, che era giunto in Svizzera in giovane età, nel 1994, insieme ai fratelli e alla madre per raggiungere il padre. Posto dapprima al beneficio di un permesso di dimora, nel 2005 aveva ottenuto il permesso di domicilio.
Ma la sua permanenza in Ticino non è stata delle più tranquille.
Già nel 2001 era stato condannato a una pena detentiva, sospesa condizionalmente, per grave infrazione alle norme della circolazione. Lo stesso anno era stato ammonito dalla Sezione della popolazione e avvertito riguardo alle conseguenze in caso di recidiva e di comportamento scorretto.
Nel 2009 era nuovamente stato condannato nel nostro Cantone, stavolta per ripetuto furto, violazione di domicilio, danneggiamento, infrazione grave alla legge sulla circolazione stradale, infrazione alle legge sulle armi, ad una pena pecuniaria sospesa. Poco dopo era stato ammonito ancora una volta dalla Sezione della popolazione.
I tribunali ticinesi erano poi tornati ad interessarsi dell'uomo, nel giugno 2012. In quell'occasione la Corte delle assise correzionali di Riviera lo aveva condannato per due risse, avvenute nel 2009 e nel 2010, a una pena detentiva di 16 mesi, di cui 10 sospesi.
In seguito a questa condanna, il Dipartimento delle Istituzioni aveva deciso di revocargli il permesso per motivi di ordini pubblici, fissandogli un termine per lasciare la Svizzera, il 29 aprile 2013.
L'uomo ha ricorso contro la decisione dapprima al Consiglio di Stato, quindi al Tribunale amministrativo cantonale. Egli asseriva tra le altre cose di non essere kosovaro, bensì serbo, e quindi di poter beneficiare del Trattato di domicilio e consolare conchiuso il 16 febbraio 1888 tra la Svizzera e la Serbia, che conferisce parità di trattamento con i cittadini svizzeri. Ma non ha avuto successo, anche perché non è stato possibile determinare con esattezza quale fosse la sua nazionalità.
Egli ha quindi giocato la sua ultima carta e, patrocinato dall'avvocato Marco Garbani, si è appellato al Tribunale federale. Ma anche i giudici di Losanna hanno confermato il parere del Dipartimento delle Istituzioni.
Dopo ormai più di 20 anni in Svizzera, quindi, il kosovaro che dice di essere serbo dovrà tornare in Patria, qualunque essa sia.
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