
Un cittadino italiano era stato condannato nel 2012 dalla Corte delle assise correzionali di Lugano a una pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di quattro anni, per ripetuta appropriazione indebita, ripetuta falsità in documenti e ripetuto esercizio abusivo della professione di fiduciario.
A seguito di questa sentenza, e dopo aver concesso all'uomo la facoltà di esprimersi, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino aveva deciso, nel febbraio 2013, di revocargli il permesso di domicilio per motivi di ordine pubblico, fissandogli un termine di un mese per lasciare la Svizzera.
Il provvedimento era poi stato confermato, su ricorso, dapprima dal Consiglio di Stato, nell'agosto 2013, e poi dal Tribunale amministrativo cantonale, nell'agosto 2014.
Nel frattempo l'uomo era stato nuovamente condannato, nell'ottobre 2013, ad una pena pecuniaria di 45 aliquote da 80 franchi sospese condizionalmente e a una multa di 700 franchi, per trascuranza degli obblighi di mantenimento nei confronti del figlio. L'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento aveva infatto dovuto anticipare complessivi 15'837 franchi, soldi rimborsati dall'uomo a seguito della condanna.
Comunque, a seguito della sentenza del Tram, l'uomo ha deciso di adire la massima istanza giuridica elvetica, il Tribunale federale di Losanna, con il patrocinio dell'avvocato Andrea Fioravanti.
Ottenendo ragione. Infatti i giudici federali hanno infatti ritenuto non proporzionato il provvedimento deciso dal Canton Ticino, ritenendo i reati da lui commessi non sufficientemente gravi per giustificare l'espulsione. Soprattutto alla luce del fatto che le malversazioni da lui commesse sono state tutte legate l'un l'altra, ovvero per coprire buchi precedenti. Da oltre cinque anni, inoltre, l'uomo ha tenuto un comportamento corretto, trovando un lavoro come dipendente in un altro settore professionale, con piena soddisfazione del suo datore di lavoro. L'evolvere del ricorrente è quindi stato considerato favorevole dai giudici di Mon Répos, secondo cui l'uomo non rappresenta una minaccia effettiva, attuale e abbastanza grave per l'ordine pubblico.
Pur sottolineando che se egli dovesse tornare a delinquere verrebbe verosimilmente espulso, il Tribunale federale di Losanna ha quindi annullato la revoca del permesso di domicilio dell'uomo, con sentenza resa nota oggi (2C_891/2014).
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