
Non passa giorno, ultimamente, senza che il Tribunale federale pubblichi una qualche sentenza che riguarda l'espulsione di stranieri dal Ticino.
Dopo il caso di Akande Ajide, da noi riferito venerdì scorso, e quello di ieri della donna senegalese con i suoi tre figli, oggi tocca a una donna di nazionalità dominicana, residente a Minusio.
Nel maggio 2013 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle Istituzioni le aveva revocato il permesso di domicilio, motivando la decisione con motivi di ordine pubblico.
Una decisione confermata su ricorso dal Consiglio di Stato nel settembre successivo.
La donna, tramite il suo legale, si è quindi rivolta al Tribunale cantonale amministrativo. Questi le ha fissato un termine di dieci giorni per versare un anticipo spese di 750 franchi, avvisando la donna che in caso di mancato pagamento il suo ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile.
Non essendo pervenuto il pagamento nei termini previsti, nel novembre 2013 il Tram ha chiuso l'incarto, dichiarando appunto il ricorso inammissibile.
La donna però ha impugnato quest'ultima sentenza davanti al Tribunale federale, spiegando che quei 750 franchi non erano stati pagati solo a causa di un errore. Anche suo marito, infatti, era stato colpito da una revoca del permesso, nel suo caso solo di dimora. E anche a lui erano stati chiesti 750 franchi quale anticipo per il ricorso. La coppia ha voluto pagare dapprima la fattura riguardante la donna, ma per errore ha saldato quella dell'uomo. Questo secondo quanto asserito dalla donna.
Ma i giudici di Losanna hanno respinto il ricorso della donna, sostenendo che avrebbe dovuto contestare la decisione del Tram direttamente al Tram.
Per cui l'incarto è stato rinviato in Ticino, affinché il Tram proceda all'esame dello stesso, sempre che lo ritenga tempestivo, e statuisca in merito. In caso di sentenza negativa, la donna potrebbe poi a quel punto nuovamente appellarsi al Tribunale federale.
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