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Esploso il "caso Khelif", Canevascini: "Serve maggiore chiarezza"
Redazione
2 anni fa
L'avvocato esperto di diritto dello sport commenta la questione che sta tenendo banco da ieri. "Occorre un coordinamento nell'accertamento della questione del testosterone, perché il principio è che queste caratteristiche non devono creare una disparità tra gli sportivi".

Da Elon Musk a J.K Rowling, passando per Giorgia Meloni e Donald Trump. Tutti, al mondo, hanno preso posizione sul caso della pugile Imane Khelif, a seguito della rinuncia da parte dell’italiana Angela Carini, avvenuta dopo 46 secondi dall'inizio dell'incontro e due pugni a segno da parte dell’algerina. La vicenda è ormai diventata un caso globale.

La posizione delle autorità

Secondo il Comitato Olimpico CIO), però, i fatti sono chiari: Khelif rispetta le regole di ammissione all’evento per cui è iscritta, così come tutti coloro che partecipano alle gare di boxe. Oltre al genere femminile ininterrotto sul suo passaporto, quindi, i suoi valori di testosterone sono inferiori a quelli misurati in un uomo. Il portavoce del CIO ha anche sottolineato come Khelif abbia sempre partecipato in passato a competizioni pugilistiche di ogni tipo senza questo genere di contestazioni. L’unica squalifica riguarda gli ultimi mondiali, ma è controversa. Secondo il Comitato, è stata decisa in modo arbitrario dal solo Ceo e segretario generale dell’Associazione internazionale di boxe (IBA), la quale non è riconosciuta dal CIO per corruzione e irregolarità. Addirittura, se non nascerà nel frattempo una nuova associazione condivisa per il pugilato, questo sport non sarà presente a Los Angeles 2028.

l fatto che due organizzazioni abbiano preso decisioni diametralmente opposte complica ulteriormente la questione. “Probabilmente l’altra federazione utilizza dei metodi di accertamento sul livello di testosterone non conformi ai canoni del CIO”, spiega a Ticinonews Brenno Canevascini, avvocato esperto di diritto dello sport. “Il Comitato ha la sua carta etica, con criteri di ammissibilità degli atleti ai giochi, dispone di un comitato scientifico per qual che concerne sia il doping sia queste questioni di testosterone, composto da specialisti riconosciuti. Di conseguenza, i criteri di valutazione e accertamento che utilizza sono sicuramente più sostenibili”. E nel caso in cui qualcuno non fosse d’accordo con gli accertamenti sopracitati o il fatto che un atleta sia ammesso o escluso, “c'è sempre la possibilità di fare ricorso al TAS e  non sarebbe un male, perché queste incongruenze tra un metodo e l'altro applicato dalle varie organizzazioni meriterebbero una decisione dell'organo supremo in materia di diritto sportivo che facesse chiarezza e dicesse cosa bisogna fare e cosa no, dando anche determinate coordinate sugli accertamenti da effettuare”.

La necessità di fare chiarezza

E sul tema della definizione del genere degli atleti, lo stesso CIO auspica chiarezza. Oggi non vi è consenso scientifico, sociale o politico su un sistema infallibile per evitare dispute di questo tipo. Per il Comitato non è tuttavia accettabile tornare a un regime generalizzato di test del genere come avveniva fino agli anni novanta. In quel caso il sospetto era che i sovietici cercassero di infiltrare uomini nelle competizioni femminili. In ogni caso “occorre un coordinamento nell'accertamento della questione del testosterone, perché il principio è quello che queste caratteristiche non devono creare una disparità tra gli sportivi. L'atleta con un testosterone alto potrebbe ricavarne un vantaggio ed è quello che il Comitato Olimpico non ha voluto e non vuole". Per questo motivo "sono stati fatti questi accertamenti e la Khelif è stata ammessa: non si riteneva che ciò rappresentasse una disparità o un vantaggio per lei”, conclude Canevascini.

L'intervento completo di Canevascini a Ticinonews: