
La spiacevole vicenda che ha colpito il corrisponente RSI da Washington Andrea Vosti ha generato la pronta reazione dei più svariati media e dei loro addetti ai lavori. Per cercare di tastare il polso a chi di questioni giornalistiche se ne intende (eccome!), Ticinonews ha intervistato Ruben Rossello, giornalista della RSI nonché presidente dell'Associazione Ticinese dei Giornalisti (ATG).
"Rispondo a nome del comitato ATG che ha votato la presa di posizione che avete pubblicato (vedi articolo suggerito). Toccare l'informazione è sempre un tema delicato. La nostra societa' si fonda su una serie di diritti fondamentali che sono alla base del vivere civile e democratico. La liberta' di stampa è uno di questi diritti fondamentali, e anzi è forse proprio uno dei primi diritti che ci distingue dai regimi autoritari e dalle pseudodemocrazie".
Non si tratta naturalmente di un diritto assoluto e chiunque, anche Giorgio Ghiringhelli, può legittimamente mettere in discussione l'operato di un giornalista. Ma esistono gli strumenti apposta per farlo: da molto tempo si è consapevoli dei danni che puo fare una informazione poco corretta e per questo proprio le associazioni dei giornalisti e gli editori hanno creato, fin dagli anni '70, il Consiglio Svizzero della Stampa e la figura del garante dei lettori, che nel caso della RSI è il Mediatore RTV".
"Attraverso questi strumenti qualunque cittadino può avere un giudizio autorevole su un servizio o un articolo ritenuti poco corretti. Si puo' arrivare fino al Tribunale Federale, se necessario".
"Scegliendo la strada della petizione pubblica, addirittura per rimuovere un giornalista dal proprio posto, Ghiringhelli si colloca invece in tutta un'altra strada, pericolosa ed arbitraria. Aizza la folla contro un presunto colpevole, senza che nessuno si sia potuto chinare seriamente sulle accuse che muove. Si tratta di un metodo venato di populismo (l'appello al popolo del web) e autoreferenziale (io Ghiringhelli decido da solo che ora questo sbaglia)".
"Purtroppo cosi facendo Ghiringhelli si colloca proprio dalla parte dei regimi antidemocratici che dice di voler combattere. Conosciamo bene la caccia ai giornalisti praticata in molte parti del mondo, talora in nome del popolo. Ho l'impressione tra l'altro che egli confonda il ruolo del corrispondente con quello del commentatore".
"Andrea Vosti è un corrispondente chiamato a riportare le notizie e non a fare delle analisi come quelle che Ghiringhelli cita. E Trump in questo primo scorcio di presidenza, col suo modo di fare ci ha indirettamente fornito molte notizie che qualunque corrispondente non poteva che riferire".
Qual è la sua analisi sulla vicenda legata al sondaggio di tio.ch su Andrea Vosti?
"Spiace che su questa vicenda ci siano colleghi giornalisti che abbiano voluto ricamare, aprendo altri fronti pericolosi per l'immagine della professione ed esponendo Andrea Vosti (non trovo altre parole per dirlo) ad una gogna mediatica come il sondaggio sulla sua presunta faziosità, con l'aggravante dei commenti aperti".
"Mi sembra che permettersi di trattare cosi un collega giornalista sia una deriva che bisogna assolutamente fermare. Se questo metodo fosse adottato da tutti i media andremmo verso un imbarbarimento dell'informazione di cui nessuno ha bisogno. O, per dirla con un'occhio alla storia cantonale, torneremmo alle lotte di fine '800 dove i giornali erano strumento di lotta politica e i giornalisti si 'sparavano' quotidianamente l'un l'altro".
"La notizia della petizione poteva sicuramente essere riferita. Poteva anche starci un commento, in cui la testata diceva liberamente la propria opinione. Ma aprofittare della vicenda per farne un sondaggio commentato e produrre quindi una propria notizia, andava evitato".
Come deve comportarsi un lettore/navigatore del web dinanzi a informazioni di questo genere?
"Purtroppo non tutti i lettori/ navigatori del web sono uguali. Ci sono quelli che evitano immediatamente risse verbali come quelle spesso generate dai commenti e quelli che invece, anche in buona fede, si fanno prendere. Io credo che in un'epoca come questa il giornalismo professionistico ed autorevole non deve stare alla larga dal web, ma anzi deve aiutare il lettore, portando nella pianure infinite della rete i propri valori e un modo di fare che non serva ad aizzare gli umori peggiori e le idiosincrasie della gente".
"Poteva essere l'occasione, per tio.ch o per chiunque altro di ricordare a tutti gli strumenti che esistono per mettere legittimamente in discussione il lavoro di un giornalista ritenuto scorretto. Speriamo che la prossima volta vada meglio e qualcuno ci ascolti".
(Foto: www.impressum.ch)
r.q.
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