
Reto Brunett rompe il silenzio. L’ex direttore dell’azienda elettrica ticinese, parla. E ci va giù pesante. Brunett si trova in Svizzera interna. In montagna, oltre i 2'000 metri: è in vacanza con la famiglia. “Vacanze meritatissime, dopo che per due anni ho lavorato 16 ore al giorno”, sottolinea. Ma da lassù, come lo vede il Ticino? “Io voglio bene al Ticino. C’è certa gente che non mi vuole bene, che cerca di calpestarmi. Ma arriverà il giorno che dirò tutto quello che devo dire. Prima bisogna finirla con questo rapporto KPMG, poi si potrà anche parlare di Brunett. Ma devono smettere di smentire. Questa è una cosa che dà molto fastidio. Questo non è il Ticino”. “Su AET - aggiunge - non dico niente”. Ovviamente Brunett non può scendere nel merito della vicenda. È stato lui stesso a presentare alla procura di Uri un’istanza supercautelare, che ha imposto il silenzio alle parti. Ma una riflessione la fa lo stesso. E il giudizio è molto severo. “Mi hanno già fatto male abbastanza. E non solo a me. Anche alla mia famiglia. Ma non mollerò, come tanti pensano”. “Il comportamento di certi dirigenti di AET è grave. Non ho altre parole”. Un giorno dirà tutto. E in molti dovranno ricredersi. Questo il Brunett-pensiero. Sempre guardando al futuro, l’ex direttore sta sistemando la sua casa di Minusio: vuole tornare a vivere nel nostro cantone con la famiglia, “perché mi piaciono il Ticino e i ticinesi”. Ma cosa c’è nel futuro professionale di Brunett? “Ho avuto 2-3 richieste, ma per ora voglio solo rilassarmi. E’ una cosa che volevo fare già due anni fa. E ora ho il tempo per farlo. Poi riprenderò”. joe.p./AELLE
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