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Ticino
Esclusivo: il rapporto KPMG. Rossi: "Leso il mio diritto di difesa"
Redazione
17 anni fa
Il rapporto sulla gestione dell'AET analizza la gestione dell'azienda ai tempi di Paolo Rossi e Mauro dell'Ambrogio

"Abbiamo appurato che decisioni del consiglio di amministrazione dell’AET, l’Azienda elettrica ticinese, sono state implementate dalla direzione in modo scorretto. Abbiamo identificato anche ulteriori casi in cui il consiglio non è stato debitamente informato (o lo è stato tardivamente), sulle operazioni effettuate dalla direzione e che necessitavano del suo avallo".Sono le conclusioni del rapporto KPMG, da alcuni giorni sul tavolo del Governo. Una settantina di pagine firmate dalla società di revisione, che per la seconda volta ha esaminato la gestione dell’AET ai tempi di Paolo Rossi. Soprattutto alla luce delle dichiarazioni rese dallo stesso ex direttore al procuratore generale Bruno Balestra. Ricordiamo che il procedimento penale nei confronti di Rossi è sfociato in febbraio in un non luogo a procedere. "Per redigere il rapporto - premettono gli esperti - non abbiamo potuto ottenere l’intera documentazione necessaria". Quattro le operazioni analizzate. La prima riguarda la Reninvest, società che oggi Rossi dirige, e di cui AET cedette negli anni scorsi una rilevante quota azionaria. La seconda riguarda un investimento in Italia ed è denominata AET Idronord-Centrale Le Valli. Anche in questo caso vi furono, secondo la KPMG, modifiche delle decisioni autorizzate dal Consiglio di amministrazione. La terza riguarda il famoso degassificatore mai costruito sulle coste albanesi, che vide AET associarsi alla AsgPower in un’operazione costanta una decina di milioni di perdita. Il quarto scenario analizzato dalla KPMG tocca l’olio di palma destinato a centrali termoelettriche italiane partecipate dall’azienda ticinese. Ad attirare l’attenzione è qui soprattutto la fideiussione da 22 milioni di dollari, di cui metà a carico di AET, concessa per l’acquisto del combustibile. L’importo contrattualizzato ammonta a 225mila tonnellate di olio, per un valore di 146 milioni di dollari. Considerato il valore in gioco, la ditte fornitrice chiese garanzie sull’operazione. Nel 2007 il consiglio di amministrazione accordò una garanzia di tre milioni e mezzo di franchi: quasi nove milioni in meno rispetto a quella poi vidimata dalla direzione. Di fronte alla magistratura, Rossi ha giustificato l’operazione con l’autorizzazione ad emettere garanzie espressa dal consiglio nella stessa seduta. Per la KPMG quella clausola risulta però poco chiara: permetteva l’emissione di ulteriori garanzie solo in caso di nuovi progetti di centrali. "Dobbiamo pertanto concludere - si legge nel rapporto - che la direzione di AET ha superato le sue competenze". Uno scenario da approfondire, dunque. Ma i vertici di AET ribadiscono: l’azienda è sana e, dopo aver fatto i necessari accantonamenti, chiuderà i conti 2008 con utili consistenti.Paolo Rossi: "Ritengo di essere vittima di una persecuzione" “Quello che è uscito - commenta Paolo Rossi - è stato oggetto di un confronto in Procura, presenti AET e KPMG e ha portato ad un non luogo a procedere che dice espressamente che il CdA era informato ed aveva dato l’avvallo a tutte le operazioni in discussione. La decisione di Balestra è stata accettata da AET, che non l’ha impugnata. Ora, malgrado questa decisione, io mi ritrovo un’altra volta al centro delle stesse contestazioni che avvengono tramite una fuga di notizie e comunque senza che l’AET abbia sentito il bisogno di sentirmi ulteriormente e questo malgrado che in un anno e mezzo di inchiesta amministrativa non mi abbia concesso la facoltà di esprimermi davanti al CdA, ledendo quindi i miei diritti di difesa. Alla luce di questi tre elementi, e visto che i fatti non esistono come dimostrato dall’inchiesta del Ministero pubblico, ritengo di essere vittima di una persecuzione. Di conseguenza non rilascerò ulteriori dichiarazioni. E mi limiterò ad adire nelle sedi competenti, come ho già fatto ad esempio con Bignasca e soci”. prisca.dindo@teleti

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