
Outing forzati, ambienti di lavoro ostili, esclusione da opportunità o microaggressioni. Come confermato dal coordinatore di Imbarco Immediato Federico De Angelis, vi sono ancora troppe discriminazioni, anche nella Svizzera italiana, contro le persone LGBTQIA+ sul posto di lavoro. Discriminazioni che spesso restano però invisibili, sottovalutate o normalizzate, e per questo l'Unione sindacale svizzera Ticino, insieme all'associazione, vuole che le cose cambino. «In Svizzera italiana siamo ancora un po' in ritardo rispetto alla cultura del diritto del lavoro in questi ambiti. Abbiamo necessità di instaurare una cultura della tutela contro ogni tipo di discriminazione, per dei luoghi di lavoro veramente sicuri» spiega Chiara Landi, responsabile del settore terziario di UNIA, ai microfoni di Ticinonews.
«Norme giuridiche insufficienti»
Le discriminazioni portano a sofferenze importanti, senza riconoscimento pubblico e spesso non esistono nemmeno strumenti giuridici adeguati, ritengono i sindacati. «Sono limitati. Sia per quanto riguarda il riconoscimento, sia per quanto riguarda gli strumenti di contrasto» ribadisce Landi. «Ad esempio la legge sulla parità, nata per contrastare ogni forma di discriminazione sul posto di lavoro per le donne, non si applica alla comunità queer. Però questa comunità subisce purtroppo le stesse discriminazioni, quindi bisognerebbe estendere gli strumenti legislativi per tutelare meglio tutte le persone».
Verso una cultura della tutela
Questo il contesto che ha portato a una formazione specifica interna ai sindacati per saper meglio come affrontare questi casi, e alla decisione di lanciare una campagna che vuole far uscire dall’ombra queste forme di discriminazione. «Il nostro obbiettivo è proprio quello di fare una raccolta dati per capire dove vengono vissute queste discriminazioni, in quali settori, se ce ne sono più critici di altri, e quali discriminazioni subiscono queste persone sul posto di lavoro», chiarisce la segretaria Cantonale VPOD Giulia Petralli. Per fare questo al centro della campagna c'è un sondaggio online (accessibile a questo link) anonimo rivolto alle persone della comunità che lavorano nella Svizzera italiana, invitate a raccontare esperienze e sofferenze, dalle quali verrà redatto un rapporto che mira a portare a un cambiamento. «In seguito sicuramente faremo delle formazioni sul diritto del lavoro, rivolte a tutte le persone che lavorano, alla comunità, affinché ci sia una maggiore consapevolezza dei propri diritti» conclude Landi. «Poi partiremo con una campagna di sensibilizzazione cosicché dal basso verso l'alto ci si accenda rispetto a quella che dev'essere una cultura della tutela».

