
Carlo Zoppi, consigliere comunale socialista, è intervenuto in maniera molto dura a Teleticino riguardo alle motivazioni addotte dal Municipio in conferenza stampa sullo sgombero e la demolizione di parte dell’ex Macello. Zoppi ha parlato di scene più affini a quanto avviene alla striscia di Gaza e alla Cisgiordania, imputando al Municipio la colpa di aver fomentato l’escalation.
Alla luce della conferenza stampa qual è la posizione?
“La mia posizione è di sgomento e di incredulità. La notte appena trascorsa rimarrà nella memoria dei luganesi all’insegna dell’infamia e della vergogna. Vergogna per come il Municipio si è comportato in questa situazione, un atteggiamento che ha provocato escalation. È inaccettabile che un Municipio possa operare in questo modo, con scarso rispetto delle normative vigenze. Si sciacqua la bocca con ‘legalità, legalità’ quando è il primo che non la rispetta e svolge delle opere di manutenzione più adatte alla striscia di Gaza e alla Cisgiordania, che in questo Cantone non possono avere alcun tipo di ruolo”.
Ma, al di là della rabbia, che si fa?
“L’atto che abbiamo visto ieri è stato un atto deliberato di cui si deve assumere la responsabilità. Io mi aspetto che relativamente al dialogo con una parte che è organizzata in maniera non convenzionale rispetto a quanto siamo abituati, mi aspetto anche una certa responsabilità nell’evitare escalation. Il Municipio è colpevole di aver fomentato questa escalation. La demolizione del Macello è un atto di violenza simbolica forte nei confronti di tutta la cittadinanza che chiede spazi di aggregazione alternativi. Mi chiedo: come fa il Municipio a manifestare volontà di proseguire i negoziati dopo quanto fatto stanotte, dove sono avvenute situazioni gravi e non conformi allo Stato di diritto. Con credibilità ora vuole prendere in mano il dossier e chiedere di comunicare? Si facciano un esame di coscienza”.
Dall’altra parte però sembra esserci un muro: come intavolare un dialogo con chi non vuole parlare?
“Questa situazione mi sembra ampiamente superata. Adesso siamo in un punto di rottura dove si è visto che fine hanno fatto le buone intenzioni. Se si vuole riaprire un rapporto di fiducia, non solo con l’autogestione ma anche con la popolazione, che certe scene in Ticino non se le aspetta. Bisogna ripartire da zero e la Città deve prendersi le sue responsabilità e fare un bagno d’umiltà. Un esecutivo con così tanti rappresentanti d’esperienza ha creato tensioni, ha creato un’escalation e ha fatto perdere credibilità alla politica cittadina. In un modo grossolano e difficilmente accettabile”.
Lei dice “ricostruire e ripartire da zero”, quale sarebbe il primo passo da fare, concretamente?
“Il primo passo da parte dell’esecutivo sarebbe smettere di alimentare tensioni e smettere di alimentare divisioni all’interno della comunità. Facciamo un bel respiro e non facciamo più atti unilaterali che fanno venire in mente la Cisgiordania, con una pessima figura per le nostre autorità”.
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