
Il Tribunale federale ha riconosciuto la presenza di errori nell'inchiesta sulla morte di Devis Frigerio, il ragazzo trovato privo di vita la sera del 28 ottobre 2014 in un wc pubblico in via Campo Marzio.
"Overdose" era stato il verdetto del medico legale, una tesi che il procuratore Nicola Corti aveva difeso, rilevando come non vi fossero elementi in grado di sovvertire le conclusioni del medico legale. La famiglia aveva sporto denuncia per omicidio contro ignoti, adducendo che il figlio sarebbe stato massacrato di botte, come dimostrerebbero segni molto visibili presenti sul volto, sulle mani e sui polsi.
Devis era stato effettivamente vittima di un pestaggio il mese prima della morte allo Stampino, per mano di un terzetto di detenuti, poi condannati.
Il 16 febbraio 2016 il procuratore pubblico, dopo aver assunto le relazioni medico legali sull'autopsia, ha decretato due non luogo a procedere. Per le autorità la causa del decesso sarebbe riconducibile a un'intossicazione acuta da sostanze stupefacenti.
La madre di Devis si era rivolta alla Corte dei reclami penali (CRP), che aveva annullato tali decreti e rinviato gli atti al magistrato inquirente ordinando l'apertura di una nuova inchiesta, "ritenuto che le fotografie agli atti mostrano segni sul corpo della vittima non riportati nelle relazioni del perito giudiziario".
La donna aveva successivamente chiesto, senza successo, la ricusa del procuratore pubblico alla Corte dei reclami penali. Si era successivamente rivolta al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento di questa decisione.
Ma i giudici di Mon Repos, pur riconoscendo gli errori commessi dal procuratore durante l'inchiesta (evidenziati anche dalla CRP), non hanno rilevato alcuna "incompetenza professionale" da parte sua e hanno respinto il ricorso della madre della vittima.
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