
Fatti spiegati a metà o non spiegati del tutto, spiegazioni prive di logica, senza versioni unanimi. E non confessano, nemmeno esortati dal giudice a cogliere quest'ultima occasione in aula, prima della condanna. Perché sono stati trovati con le mani nella marmellata, come ha detto il giudice Marco Villa. E la marmellata del processo che si è aperto oggi a Lugano è l'eroina. Circa 10 chili nascosti in due valige che gli imputati portavano appresso quando sono stati fermati alla stazione di Chiasso, il 26 giugno dell'anno scorso, a bordo del Cisalpino proveniente da Milano e diretto a Zurigo, che doveva essere la meta di un lungo viaggio partito in Bulgaria e interrotto a Chiasso, dopo alcune tappe tra cui la Turchia e Milano. Loro sono due cittadini bulgari, non tanto in chiaro su quanto è successo, stando al loro atteggiamento processuale e alle loro deposizioni. Uno dice che, sì, forse il sospetto di trasportare droga gli era venuto, ma che in realtà si era sempre parlato di un carico di oggetti di valore. L'altro ha parlato di un'icona preziosa. Ma nelle valige piene di eroina hanno frugato. Tra l'altro sotto le loro unghie sono state trovate tracce di eroina e sul cellophan che si trovava all'interno della valigia c'erano le loro impronte. Spiegazioni confuse anche su questi dati di fatto, sono giunti alla corte da parte dei due imputati: Iliya Mitrev, 30 anni e Vasil Stoyandzhikov, 25 anni, detenuti dal giorno dell'arresto al carcere giudiziario La Farera, dove hanno subito cercato di scambiarsi informazioni comunicando da cella a cella e passandosi dei pizzini. "Da questo punto di vista purtroppo il carcere è un Emmental", ha dovuto commentare il giudice Villa aggiungendo una voce all'autorevole coro che da tempo denuncia questi limiti della struttura carceraria. La sentenza è attesa per domani.[email protected]
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

