
Ergastolo per Mitra Djordjevic. È questa la sentenza più rilevante del processo in appello per l'omicidio di Arno Garatti. Nel primo processo la donna, che attualmente si trova in Serbia, era stata assolta.Ma la corte, presieduta dal giudice Giovanna Roggero Will, ha deciso di accogliere la richiesta della pubblica accusa, condannando la donna al carcere a vita per istigazione in assassinio. Determinante è stata la testimonianza del figlio, che inizialmente aveva negato qualsivoglia coinvolgimento della madre ma poi, messo sotto pressione dall'avvocato Mario Branda, patrocinatore della famiglia di Arno Garatti, era crollato ed aveva vuotato il sacco. E la sua confessione è stata ritenuta credibile. "Mitra è l'unica persona che aveva un motivo per uccidere il marito" ha detto il giudice. Mario Paiva è stato condannato a 16 mesi per tentato favoreggiamento per aver aiutato il ragazzo a trovare qualcuno che lo aiutasse a occultare il cadavere.Quel qualcuno è Kenny Fila, che però è stato assolto dalla corte. A suo favore hanno giocato la chiamata alla polizia per avvisare del cadavere e, soprattutto, i gravi problemi psichiatrici di cui soffre, che ne avrebbero limitato la capacità di discernimento.
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