
Due giorni, il 7 e l’8 marzo , tanto sarebbe servito alla banda per partire dalla Serbia, arrivare ad Ascona e fare un sopralluogo alla gioielleria Herschmann. Per poi assaltarla il giorno seguente, minacciando le commesse con la replica di una pistola. Agguantare alcuni orologi, delle marche Patek Philippe e Parmigiani, e poi fuggire a bordo di un'auto a cui avevano applicato delle targhe zurighesi rubate.
Ma tutto è andato storto, le commesse, purtroppo abituate a queste situazioni, hanno annusato la foglia e si sono chiuse dentro. I ladri sono solo potuti fuggire, prima in Italia poi in Serbia. Se non ché, alcuni mesi dopo, ci hanno riprovato. Riconosciuti dal gioielliere già durante il sopralluogo sono stati arrestati dalla Polizia.
C’è da dire che i quattro uomini oggi a processo per tentata rapina, atti preparatori, infrazione alla legge federale sulle armi e a quella sulla circolazione, non appaiono esattamente dei professionisti.
Anzi, gli calza a pennello il titolo di banda degli indebitati, come li ha definiti la giudice Rosa Item, presidente Corte delle Assise criminali di Locarno (a Lugano), perché tutti, chi più chi meno, hanno dichiarato di aver agito per ripagare i debiti che avevano con un’organizzazione criminale con base in Serbia. Gruppo attivo in Svizzera e tutta Europa in rapine di questo tipo. In aula non si è invece parlato dell’ipotetico collezionista russo che sarebbe il vero mandante dell’operazione. Tanto che, così si leggeva nei verbali, avrebbe ordinato anche i colpi commessi dalla banda di lituani condannata la scorsa estate.
Il procuratore pubblico Paolo Bordoli, per i quattro ha chiesto pene tra i 9 e i 30 mesi, totalmente o parzialmente sospese. Eccetto per il più vecchio della banda, un 37enne con gravi precedenti, uno per omicidio e altri per rapine analoghe compiute a Interlaken e in Germania. Da aggiungere al carcere, per tutti è stata chiesta l’espulsione dalla Svizzera per dieci anni.
La sentenza è attesa per le 18.30.
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