
“Il movente è la vendetta per i litigi passati e per il fatto che non gli dava più soldi”, così la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha spiegato il delitto di Caslano. Nipote prediletto ma problematico (soffre di un lieve ritardo mentale), il 24enne era stato accolto dall’anziana quando è rimasta vedova.
Lo ha viziato, non gli ha negato nulla, ha sempre cucinato e lavato per lui. Questo finché ha scoperto che si drogava, a quel punto ha smesso di dargli dei soldi, facendo crescere nel giovane rabbia e desiderio di vendetta.
Per questo secondo la procuratrice pubblica, il 6 luglio 2018 il giovane uscì di casa all’1.45 già con l’idea di farla pagare alla nonna. Arrivato dieci minuti dopo, preso un martello in cantina, ha svegliato la parente per chiederle i soldi, duecento franchi, di fronte al rifiuto, quando si è girata, la ha aggredita. Secondo il medico legale i colpi al cranio sono stati almeno sedici.
“Le poche capacità intellettive”, ha detto Lanzillo, “non gli hanno permesso di capire i motivi per cui la nonna non gli dava più soldi, l’ha visto solo come un tradimento”. Il giovane non riusciva a capire che i no, invece, erano per il suo bene, per evitare che acquistasse cocaina. Infatti, l’81enne non ha mai smesso di prendersi cura dell’amato nipote, fino a due giorni prima della morte aveva cucinato per lui quotidianamente.
Un movente e un modo odioso da cui nasce l’imputazione di assassinio, per cui Margherita Lanzillo ha chiesto una condanna a 16 anni, da sospendere a favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa. Ad abbassare la pena solo l’infanzia difficile, il riconoscimento dei fatti e la lieve scemata imputabilità dovuta al ritardo mentale. L’accusa non riconosce invece il sincero pentimento: “Gli manca l’educazione emotiva per provare pentimento”, ha detto la pp.
La difesa chiede un trattamento stazionario in una struttura chiusa
L’avvocato difensore Daniel Ponti si è invece concentrato sulle patologie del giovane che culminano in una incapacità di flessibilità del pensiero, che lo rende incapace di metabolizzare la rabbia. “Ha agito d’impulso, non per vendetta o egoismo”, ha detto. Inoltre le ore passate alla PlayStation prima del delitto, secondo l’avvocato, avrebbero “ridotto ulteriormente la sua capacità di autocontrollo”.
Anche la premeditazione è contestata dalla difesa. Il 24enne “è uscito di casa per ottenere alcol e denaro. Ha pensato di prendere il martello solo per minacciarla. La decisione di colpirla è scaturita dalla rabbia di fronte al rifiuto di dargli il denaro”.
Inoltre, sostiene Ponti, il consumo di alcol e droga nelle ore precedenti il delitto escludono la premeditazione: “Era talmente poco lucido che non sarebbe stato in grado di pianificare alcunché”. Stato mentale alterato che spinge secondo l’avvocato a propendere per l’omicidio intenzionale piuttosto che l’assassinio.
Per questo la difesa ha chiesto una condanna a 11 anni, sospesa in favore di una misura per giovani adulti. Ossia un trattamento stazionario in una struttura chiusa finalizzato alla rieducazione, che ha una durata massima di 4 anni. A motivare la richiesta le difficoltà del giovane, vittima di un ritardo mentale, bullismo, botte ricevute dal nuovo marito della madre e incapacità di trovare una strada nella vita. Secondo l’avvocato, il 24enne ha un’età mentale che va dai 9 ai 12 anni. Condizioni per cui nessuno, se non la nonna, è finora intervenuto a sostegno. Né la famiglia, né lo Stato.
Le ultime parole sono come sempre riservate all’imputato che non ha voluto aggiungere nulla. La sentenza, che sarà emessa dalla corte presieduta dal giudice Marco Villa, sarà emessa domani alle 16.
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