
Quasi nessuno se n'è accorto, finora, eppure il prossimo 22 settembre, oltre ai temi arcinoti del burqa, degli orari di apertura dei negozi e dell'abolizione della leva obbligatoria, si voterà anche sulla cosiddetta Legge sulle epidemie. Una legge di quelle che non scatenano grandi sommosse popolari. In Parlamento i provvedimenti elaborati dalla Confederazione per fare fronte alle nuove malattie trasmissibili sono stati accettati a larghissima maggioranza: 40 a 2 agli Stati, 149 a 14 al Nazionale. Un comitato composto da alcuni membri dell'UDC e di altri piccoli partiti ha poi raccolto 77'360 firme, lamentando l'intrusione dello Stato nella vita privata che questa legge comporterebbe. Per cui andremo a votare. Il dibattito sulla legge è stato però piuttosto moscio. Per non dire totalmente assente. Nessuno in Ticino si era finora schierato contro queste nuove normative volte ad evitare la trasmissione delle malattie. A sorpresa, però, ieri sera il Congresso cantonale del PPD ha deciso a maggioranza di opporsi alla Legge sulle epidemie, malgrado la relazione favorevole del consigliere di Stato Paolo Beltraminelli. Chi sarà riuscito a convincere i popolari democratici ticinesi ad adottare una posizione diversa da quella del partito nazionale? Il primo pensiero corre al medico forse più noto del partito, Franco Denti. "Non c'ero, ieri sera, e comunque non sono stato nemmeno consultato" taglia corto Denti, lasciando intendere che lui, alla legge, è favorevole. Consultiamo quindi il presidente cantonale, Giovanni Jelmini. "La nostra è una posizione in difesa del federalismo e contro l'invadenza dello Stato svizzero nei Cantoni" ci spiega. "Queste imposizioni dall'alto disturbano un po', oltre a comportare un costo notevole." Jelmini si dice comunque contento che il suo partito si sia schierato per il NO. "Significa che vi è un dibattito interno e che non per forza tutte le decisioni vengono prese per seguire il partito nazionale." A far pendere l'ago della bilancia verso il no, secondo Jelmini, sarebbe stato un altro medico del partito, il dottor Sebastiano Martinoli. Per cui abbiamo voluto sentire i suoi argomenti. "Innanzitutto il sistema attuale funziona molto bene” esordisce il dottor Martinoli. “Abbiamo un servizio cantonale che comunica benissimo con tutti i medici e non ci sono mai stati problemi con le vaccinazioni. Il medico cantonale si è sempre districato in maniera ottima.” “Nella storia ogni cantone si è riservato il diritto di gestire il rischio in maniera autonoma" afferma il medico. "In passato i cantoni della Svizzera primitiva, ad esempio, non vaccinavano contro il vaiolo, al contrario del nostro cantone. Penso che i 26 cantoni abbiano il diritto di fare le valutazioni direttamente in loco, a seconda della loro struttura. Il Ticino, vicino all'Italia, ha altre esigenze rispetto per esempio a Glarona.” “Le misure della sanità sono sempre state organizzate cantonalmente e non federalmente” prosegue Martinoli. “E quando se n’è occupata la Confederazione non ha brillato per efficienza. Basti vedere i 56 milioni di vaccini comprati contro la suina, tutti vaccini che abbiamo poi buttato nel gabinetto. Ci sono forti sospetti che a livello federale vi siano dei legami un po' troppo diretti con l'industria farmaceutica. Fino a quando non c'è la prova che una situazione non funziona, e in Ticino funziona tutto bene, è inutile creare una legge federale rompendo l'autonomia cantonale nella salute.” AS
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