
Il caso di contagio da epatite C avvenuto nel dicembre del 2013 all'Ospedale Civico di Lugano torna in aula. È infatti iniziato questa mattina in Pretura penale il "processo bis", resosi necessario dopo l'annullamento di quello di primo grado, celebrato nel 2016 e sfociato in una condanna - con annessa multa da 60'000 franchi - per l’Ente ospedaliero cantonale (EOC) per lesioni colpose.
Per la Corte d'Appello, ricordiamo, le motivazioni della sentenza si distanziavano troppo da quanto contenuto nell’atto d’accusa stilato a suo tempo dall’allora procuratore generale John Noseda. L’incarto era dunque stato rinviato per un nuovo processo alla Pretura che, a sua volta, aveva rimandato il dossier al Ministero pubblico.
Per uno dei difensori dell'Ente, l’avvocato Mario Molo, questa procedura sarebbe però contraria al diritto in quanto sarebbe stato violato il principio dell’inviolabilità dell’atto d’accusa. "Il processo non sarebbe dovuto tornare in Pretura - ha argomentato Molo al Corriere del Ticino - Se il giudice ha emesso una sentenza significa che ha accettato l’atto d’accusa presentato durante il primo processo. Stava al Tribunale d’Appello semmai decidere se assolvere l’EOC o confermare la condanna".
Per la difesa, che intende ricusare il giudice Siro Quadri, i fatti risalenti ormai al 2013 sarebbero prescritti.
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