
Dopo i tecnicismi giudiziari discussi in mattinata (vedi articolo suggerito), il processo bis a carico dell'EOC riguardante il contagio da epatite C avvenuto nel 2013 all'Ospedale Civico di Lugano è entrato nel vivo nel pomeriggio.
Vistosi respinti tutti i punti della procedura adottata, l'avvocato difensore dell'EOC Mario Molo ha chiesto la ricusa del giudice Siro Quadri. Secondo Molo il giudice "non ha mantenuto la sua imparzialità e ha dato impressione di aver avuto un'opinione precisa sulla colpevolezza dell'EOC". Una richiesta alla quale la pubblica accusa si è opposta, elencando una serie di motivi, tra cui la mancanza di tempestività della richiesta.
Dopo una breve delibera, la ricusa è stata respinta dallo stesso giudice, che ha dato così avvio all'interrogatorio del direttore generale dell'EOC Giorgio Pellanda. Spetterà comunque alla Corte dei reclami penali esprimersi sulla richiesta di Molo.
Durante l'interrogarorio Pellanda ha sottolineato che non è ancora stato identificato il dipendente o la dipendente che ha casuato il contagio. "Si è trattato di una manipolazione errata su un atto di routine" ha dichiarato Pellanda, precisando che nel frattempo la procedura è stata modificata. Dai flaconi multiuso per aspirare una soluzione fisiologica che aveva provocato il contagio si è passati a quelli monouso.
A fine giornata è poi emerso un dettaglio curioso: una delle vittime contagiate ha affermato di ricordarsi per la prima volta chi effettivamente gli ha fatto la puntura. "Assomiglia ad Aldo, del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo" ha detto in aula. Un colpo di scena tuttavia ininfluente sul processo poiché non si tratta del paziente zero. Se quindi anche fosse accertato quanto affermato dalla vittima, non è detto che sia stato quel dipendente ad aver generato il problema.
Il processo riprenderà domani, alle ore 08.30.
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