
Si torna a parlare del caso di contagio di Epatite C avvenuto nel dicembre del 2013 all'Ospedale Civico di Lugano. Il domenicale Il Caffè ha infatti pubblicato i retroscena inediti di questa lunga e complessa vicenda giudiziaria. All'epoca dei fatti, ricordiamo, si verificò l'infezione di una sacca multiuso di sostanza salina, ovvero ciò che permette di "liberare" la vena per introdurvi il liquido di contrasto prima di una tac. L'EOC venne condannato per disorganizzazione aziendale, ma a breve il processo sarà da rifare per un vizio di forma (vedi articoli suggeriti).
Centrale, spiega il domenicale, saranno le affermazioni del perito Cristian Palmiere, che un anno e mezzo fa aveva parlato di "cattiva organizzazione aziendale" ma, successivamente al dibattimento e alla condanna, ritirò clamorosamente le accuse affermando in una lettera al presidente della Corte dei reclami penali di essersi sbagliato per aver affermato che nel reparto di radiologia dell’ospedale Chuv di Losanna ogni atto e il relativo autore vengono registrati al computer. Cosa risultata poi non vera. Questa lettera, spiega il domenicale, potrebbe cambiare se non ribaltare totalmente il verdetto del processo di primo grado.
I fatti ripercorsi nel dettaglio nell’autunno del 2016 davanti al giudice Siro Quadri, tuttavia, non hanno reso possibile l'individuazione di un colpevole. Per diversi mesi un tecnico di radiologia fu messo sotto inchiesta, ma la certezza che fosse stato lui la magistratura non è mai riuscita a trovarla. Da qui la condanna all’Eoc.
Nella sua edizione odierna il Caffé ha pubblicato la deposizione del tecnico di radiologia finito sotto inchiesta ma prosciolto e la lettera del perito in cui fa la clamorosa retromarcia. "Non ricordo di essere stato io a occuparmi di quel paziente - ha affermato il tecnico - Potrebbe essere intervenuto anche un’altra persona. Io non avrei commesso un simile errore".
Tutti i dettagli nell'edizione odierna del Caffé
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