
Il Consiglio di Stato ha annunciato una decina di giorni fa una riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni grazie alla quale, è stato sottolineato, "sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra".
Secondo l'Unione sindacale svizzera - Ticino e Moesa ciò non significa altro che, per quanto riguarda l'Ufficio della migrazione, "la chiusura degli uffici regionali". In un comunicato stampa l'USS-Ti spiega infatti che tutte le procedure legate al rilascio dei permessi verranno concentrate nelle due sedi di Lugano e Bellinzona.
"Se da un lato il Dipartimento riconosce i ritardi nell’evasione delle pratiche, dall’altro le modifiche introdotte sopprimono la consulenza agli sportelli, dunque la relazione umana, spesso necessaria per districarsi fra la burocrazia. Consulenza che sarà sostituita con un non meglio definito 'contact center'"
Secondo l'USS-Ti, presieduta da Graziano Pestoni, "si tratta di un peggioramento inaccettabile del servizio all’utenza" e denuncia quindi quella che considera "una decisione presa senza consultare minimamente le organizzazioni dei lavoratori e le associazioni professionali. L’ennesima prova dei metodi unilaterali praticati dal Dipartimento di Gobbi".
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