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Ticino
Energia elettrica: vent’anni di liberalizzazione, ma le bollette continuano a salire
© Gabriele Putzu
© Gabriele Putzu
Redazione
10 mesi fa
L’Associazione per la difesa del Servizio Pubblico (ASP) denuncia il fallimento del libero mercato: prezzi instabili, logiche speculative e perdita del controllo pubblico sull’energia.

"Avrebbe dovuto portare più concorrenza e tariffe più basse. In realtà, vent’anni dopo la liberalizzazione del mercato elettrico, i cittadini ticinesi pagano bollette sempre più care". Sarebbe questa la tesi dell’Associazione per la difesa del Servizio Pubblico, che ha presentato ieri una nuova pubblicazione: “Quale futuro per l’energia elettrica in Ticino”.  Con la liberalizzazione del mercato energetico “le aziende di distribuzione ne hanno approfittato per aumentare le tariffe”, denuncia il consigliere nazionale Bruno Storni. “Hanno rivalutato gli impianti per incassare tasse di trasporto più alte, e alla fine, per il consumatore, i prezzi non sono diminuiti. Anzi, possiamo solo dire che sono aumentati”.

“L’energia è un bene comune”

Per l’ASP, la liberalizzazione è stata un errore ideologico prima ancora che economico. “Quando la produzione e la distribuzione erano pubbliche avevamo prezzi stabili e prevedibili”, ricorda il presidente Graziano Pestoni. “Oggi, invece "la logica del profitto ha preso il sopravvento anche nelle aziende pubbliche, che inseguono utili e compensi da privati, dimenticando la missione vera e propria del loro stesso servizio”. L’associazione propone di tornare a una gestione cantonale coordinata, in grado di garantire tariffe eque e investimenti di lungo termine nelle rinnovabili.

Verso un nuovo modello pubblico

L’esperienza degli ultimi anni mostra, secondo l’ASP, che la liberalizzazione ha indebolito il controllo democratico e reso più fragile il sistema elettrico. Secondo Storni, “è difficile tornare indietro, ma le aziende locali devono rinunciare agli utili eccessivi e ritornare a politiche di servizio pubblico”. In prospettiva, il Ticino potrebbe puntare su un modello “di energia ticinese”, basato su produzione locale e prezzi trasparenti. Una sfida complessa ma, come ribadisce Pestoni, “necessaria per rimettere l’interesse collettivo al centro dell’energia”.