
Il sergente della Formazione d'addestramento della difesa contraerea 33 di Emmen - incarcerato lunedì per aver ordinato il lancio di oggetti su un giovane ticinese (vedi articoli suggeriti) - è stato liberato nella giornata di ieri. La notizia è stata confermata a Ticinonews dal portavoce dell’Esercito Daniel Reist.
Il sottufficiale ha dunque scontato i 3/5 della misura disciplinare comminatagli e ha potuto terminare anticipatamente la scuola reclute, al pari della recluta ticinese bersagliata dai compagni il 14 settembre scorso. Un addio che sarebbe dunque avvenuto in un clima amichevole e senza rancori. Il ragazzo, infatti, aveva deciso a continuare la sua avventura in grigioverde anche dopo la pubblicazione dei fotogrammi dell'episodio contestato.
Spetterà all’indagine, avviata dalla giustizia militare dopo che il video era diventato virale e non su segnalazione del giovane ticinese, far luce sull'intera vicenda. I compagni, in una lettera inviata al tenente responsabile della scuola, avevano difeso il sottufficiale e avevano affermato che nel corso del "gioco" non erano stati lanciati dei sassi. Ricostruzione, quest'ultima, smentita dal padre della recluta. Il genitore, da noi contattato giovedì scorso, aveva infatti affermato di avere le prove dell'uso di pietre, ovvero una fotografia - attualmente al vaglio della giustizia militare e coperta da segreto istruttorio - della parte del corpo del figlio colpita da un sasso. In ogni caso se na saprà di più a inchiesta conclusa.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

