
Il 22 settembre il popolo ticinese sarà chiamato alle urne per decidere se accettare o meno l’iniziativa proposta da Giorgio Ghiringhelli denominata “anti-burqa”. Un’iniziativa che vuole vietare di indossare indumenti che possano impedire l’identificazione di una persona, come, ad esempio, un burqa o un niqab, così come un passamontagna o una sciarpa avvolta sul viso. Se l’iniziativa dovesse essere accettata, cosa succederebbe con i turisti in provenienza dai Paesi del Golfo? Le donne dovrebbero giocoforza rinunciare ai loro indumenti tradizionali, in ossequio alla legge. Questo potrebbe portare i facoltosi clienti a scegliere altre destinazioni nelle quali non siano previste restrizioni. Non si scappa. Al di là di qualsiasi posizione ideologica, entra in gioco il diritto. Nell'allegato la posizione di Giorgio Ghiringhelli a tal proposito.Un danno per il turismo ticinese? A prendere posizione sulla questione anche Elia Frapolli, Direttore di Ticino Turismo, il quale, tramite una nota vuole esprimere il suo parere a questo proposito: “La Svizzera è nota in tutto il mondo per la sua democrazia diretta – dice Frapolli - in tanti paesi ci invidiano per il fatto che abbiamo il privilegio di poterci esprimere sugli argomenti più svariati. Il prossimo 22 settembre si voterà sul divieto di portare il burqa in Ticino. Ben venga il dibattito pubblico su questo tema sensibile e controverso”. Ma Frapolli mette in guardia dalle strumentalizzazioni che facilmente possono avvenire riguardo a questo tema. A tal proposito il direttore ci tiene a puntualizzare che: “Chiediamo però di non voler strumentalizzare il turismo per motivi politici. Sono infatti pochi i turisti arabi che portano il burqa quando si recano in Svizzera. Per quanto riguarda un presunto danno d’immagine, ricordiamo che anche la votazione sui minareti non ha portato delle conseguenze negative”. E continua: “Il numero degli ospiti provenienti dai paesi arabi infatti è in constante aumento. Nel primo semestre 2013, per dare una cifra concreta, in Ticino abbiamo costatato un aumento degli arrivi dai Paesi del Golfo del 25,6%”. La speranza è che, in caso di un “SÌ” del popolo ticinese all’iniziativa, gli ospiti dei Paesi del Golfo che, come dice Frapolli, sono aumentati, decidano di rinunciare ai loro precetti religiosi e di passeggiare per le vie delle nostre città, spendendo non pochi soldini, a volto scoperto. [email protected]
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