
Per la prima volta la Svizzera ha un governo a maggioranza femminile. Ieri l’Assemblea federale ha eletto due nuovi consiglieri federali nelle persone della socialista Simonetta Sommaruga e del liberale radicale Johann Schneider Amman. Tutto come previsto, ma buono in entrambe le elezioni il risultato ottenuto dal democentrista Jean-François Rime. Oggi i tre quotidiani aprono con l'elezione dei due nuovi consiglieri federali. Ecco, in sintesi, un bilancio della giornata di ieri attraverso gli editoriali ticinesi.Sul Corriere del Ticino, Moreno Bernasconi si sofferma sul fatto che l’Assemblea federale abbia “Ha privilegiato due figure d'integrazione a due candidate altrettanto valide ma più polarizzatrici. La destra muscolosa avrebbe preferito una socialista pura e dura come Jacqueline Fehr, esattamente come la sinistra barricadera. Ma la maggioranza ha optato per la 'centrista' Sommaruga. Quanto all'UDC, anziché contribuire attivamente alla scelta dei due nuovi consiglieri federali, ha voluto fare una dimostrazione di forza sostenendo compatta il proprio candidato sia nella prima sia nella seconda elezione”. Sulla Regione invece Monica Piffaretti si sofferma su quello che definisce il “poker di regine e un nuovo asso”. “Un altro pezzo di storia è stato scritto oggi. La storia dell’avanzata delle donne sul grande palcoscenico della politica federale: un passo dopo l’altro, su, su, fin dentro la cabina di pilotaggio da oggi (per la prima volta!) diretta da una maggioranza femminile. Una storia lunga e tortuosa - osserva Piffaretti -, iniziata quarant’anni fa con l’introduzione del diritto di voto dopo decenni di dura lotta e di brusche frenate per la serie ‘che se ne restino ai fornelli’”. Riflessione ticinese quella di Claudio Mésoniat, che dalla prima del Giornale del Popolo avvisa: “Stiamo pronti, noi ticinesi, a saltar sul treno per Berna quando realmente si fermerà dalle nostre parti. Questa volta è stato solo uno sbandieramento rossoblu per rinfrescare la memoria di molti confederati inclini a scordare che senza italianità la Svizzera non esiste. Ma al ticinese in Consiglio federale nessuno ci credeva, Cassis per primo”.
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