
Era metà gennaio quando la Divisione della giustizia inoltrò la richiesta alle tipografie incaricate di stampare le schede di votazione per le elezioni comunali di aprile. Spedire alla Divisione, si chiedeva nella lettera firmata da Giorgio Battaglioni, cinque schede di voto originali per il Municipio e altrettante per il consiglio comunale. Una richiesta formulata a tutti i comuni in cui si voterà per il rinnovo dei poteri che ha suscitato perplessità e interrogativi nelle diverse cancellerie comunali, stando al leghista Lorenzo Quadri e al liberal-radicale Riccardo Calastri. Quali le garanzie contro abusi e possibili manipolazioni? Chiedono i due deputati in un'interrogazione inoltrata ieri al Consiglio di Stato. Per quale motivo la Divisione non poteva servirsi di facsimili o di fotocopie? Che uso intende fare di queste cinque schede originali? E infine, chiedono Quadri e Calastri, si tratta di una prima oppure una simile richiesta è di prassi? Domande a cui il Governo ha voluto dar risposta con tempestività, si legge in una nota stampa odierna, per evitare ingiusti e gratuiti sospetti sulla correttezza dell'amministrazione. "L’ordinazione delle schede è in effetti avvenuta", si legge, "per verificare la congruenza dei dati riportati sulla scheda con quelli registrati nel programma informatizzato di spoglio. Ma anche per permettere al Centro dei sistemi informativi di verificare che le dimensioni e l’impaginazione della scheda corrisponda ai requisiti tecnici per una corretta lettura ottica delle schede".Inoltre il Consiglio di Stato afferma "che la distribuzione delle schede originali avveniva anche nel passato". Il Governo stigmatizza infine l'uso improprio dell'atto parlamentare quando diventa, come nel caso in questione - citiamo - "strumento per diffondere gratuiti sospetti sull'operato dell'amministrazione cantonale. (...) Il testo di questa interrogazione ha intenzionalmente voluto seminare dubbi sulla correttezza della Divisione della giustizia".
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