
Fuori dagli orari di lavoro, un cuoco alle dipendenze dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC) si recava nella cucina dell'ospedale con una collega, con la quale scambiava "effusioni inappropriate".
Inoltre, durante gli orari di lavoro, il dipendente EOC "teneva comportamenti che creavano imbarazzo e fastidio con altre sue colleghe", secondo quanto si legge negli atti di giustizia.
Per questi motivi nel novembre 2013 l'Ente ospedaliero cantonale lo ha ammonito, minacciandolo di licenziamento nel caso in cui si fossero ripetute situazioni e comportamenti incompatibili con la sua funzione.
Il cuoco (non uno qualsiasi, visto che nell'ospedale in questione poteva fregiarsi del titolo di sostituto capo cuoco) non ha accettato l'ammonimento ed ha ricorso presso la Commissione paritetica. Invano, visto che la commissione, oltre a riconoscere che i fatti denunciati dall'EOC erano realmente avvenuti, ha ribadito che la sanzione pronunciata nei suoi confronti era "fra le meno gravi tra quelle previste."
Una decisione, quella della commissione, che non è piaciuta al cuoco, il quale, patrocinato dall'avvocato Carlo Postizzi, ha quindi presentato un ricorso al Tribunale federale di Losanna per chiedere l'annullamento dell'ammonimento ricevuto, lamentando una presunta violazione del diritto di essere sentito e ritenendo ingiustificata la sanzione inflittagli.
Ma i giudici di Losanna, con sentenza resa nota oggi (4A_97/2015), hanno respinto il ricorso del cuoco, ponendo a suo carico le spese giudiziarie di 1'000 franchi. Egli resta quindi ammonito e, se non vorrà perdere il lavoro, non potrà più recarsi fuori orario nella cucina dell'ospedale per scambiare effusioni con la sua collega, né importunare le altre donne durante il lavoro.
AS
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