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Ticino
Educazione sessuale a scuola: sì o no?
Redazione
12 anni fa
Il Consiglio federale si schiera contro l'iniziativa di un comitato di destra, di cui fanno parte Roberta Pantani e Michele Moor, per proteggere l'infanzia dalla sessualizzazione

I timori di una "sessualizzazione della scuola" sono infondati. È quanto ritiene il Consiglio federale che oggi ha raccomandato di respingere, senza opporle un controprogetto, l'iniziativa depositata da un comitato di destra. Il governo ha anche indicato di non voler ledere le competenze cantonali in materia scolastica.

Nella seduta odierna il governo ha definito la sua posizione di principio e ha incaricato il Dipartimento federale della formazione (DEFR) di sottoporre prossimamente un messaggio al Parlamento.

L'iniziativa popolare denominata "Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell'infanzia e nella scuola elementare" vuole impedire che venga impartita qualsiasi educazione sessuale ai bambini di età inferiore ai 9 anni. Stando ai promotori di questa modifica costituzionale, la scuola materna dovrebbe fornire al massimo un corso destinato alla prevenzione degli abusi.

A partire dai 9 anni possono invece essere impartite lezioni facoltative di educazione sessuale. Corsi obbligatori sulla sessualità dovrebbero essere invece riservati soltanto a ragazzi di 12 anni e più nell'ambito delle lezioni di biologia, destinate alla "trasmissione di conoscenze sulla riproduzione e lo sviluppo umani".

Stando al comitato promotore, che è riuscito a raccogliere 110'040 firme valide, l'iniziativa intende contrastare i piani dell'Ufficio federale della sanità il quale, con il pretesto di scongiurare la diffusione dell'Aids, vuole introdurre di soppiatto l'educazione sessuale obbligatoria già all'asilo.

Responsabilità dei genitori

Il Consiglio federale giudica infondati i timori espressi nell'iniziativa. In base al diritto vigente, la responsabilità dell'educazione alla sessualità dei bambini e degli adolescenti spetta in primo luogo ai genitori. La scuola li aiuta a svolgere questo compito con lezioni di educazione sessuale adeguate all'età e al livello scolastico degli alunni.

Secondo il governo, queste lezioni vengono impartite nell'ambito di una formazione più ampia che riguarda la natura, l'uomo e la società. "Non esiste né verrà introdotta una materia scolastica denominata 'educazione sessuale'. L'attuale tipo di insegnamento, introdotto già da diversi anni nei programmi cantonali della scuola dell'obbligo, ha dato ottimi risultati", si legge in una nota odierna.

Per il Consiglio federale, l'educazione parentale e l'insegnamento dell'educazione sessuale sono indispensabili per prevenire efficacemente la violenza sessuale, le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate. Ogni bambino e ogni adolescente ha il diritto di partecipare ad attività di prevenzione adeguate alla sua età, indipendentemente dalla sua situazione famigliare.

Infine, il governo non vuole in alcun modo modificare l'attuale ripartizione delle competenze tra Confederazione, Cantoni e Comuni sancita nella Costituzione né intaccare la sovranità cantonale in ambito scolastico.

Comitato di destra

Tra i fautori dell'iniziativa figurano vari deputati federali, tra cui la consigliera nazionale ticinese Roberta Pantani (Lega dei Ticinesi). Quale promotore vi è anche il banchiere privato ticinese Michele Moor (ex candidato PPD al Consiglio nazionale nel 2007 e ora presidente dell'UDC di Lugano)

La maggior parte dei politici a Berna che sostengono l'iniziativa sono di area democentrista. Al comitato apartitico si è unito un gruppo di genitori basilesi che si oppone a una scatola di accessori pedagogici con organi sessuali in peluche.

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