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Sciopero
Edilizia, i lavoratori tornano in piazza
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
4 anni fa
Le trattative per il rinnovo del contratto nazionale mantello sono in fase di stallo e la proposta degli impresari costruttori d’introdurre un calendario di lavoro flessibile fa infuriare i sindacati. Lunedì il primo sciopero a Bellinzona.

I lavoratori edili torneranno in piazza, come già avvenuto quattro anni fa. Si inizierà lunedì a Bellinzona, con la prima di una serie di manifestazioni che si terranno in tutta la Svizzera. Sullo sfondo ci sono le trattative per il rinnovo del contratto nazionale mantello (CNM), che scade il 31 dicembre 2022.

Qualcosa nei rapporti è cambiato

Finora le discussioni hanno seguito una loro liturgia, non priva di momenti di scontro, ma che si sono sempre concluse con la firma di un nuovo contratto. A mente dei sindacati Unia e OCST questo corso naturale delle cose è tuttavia bruscamente cambiato. "Dal 2021 il padronato ha iniziato a tematizzare la possibilità di un vuoto contrattuale e a giudicare il pacchetto rivendicativo sindacale, che non era ancora definitivo", spiega Dario Cadenazzi del sindacato Unia a Ticinonews. "Inoltre è stato detto in modo molto chiaro che il CNM deve essere snellito e dimezzato". Anche il responsabile edilizia del sindacato OCST Paolo Locatelli ha illustrato questo cambio di rotta: "Se prima vedevo gli impresari in difensiva e a respingere le richieste sindacali, quest'anno per la prima volta li vedo andare all'attacco".

Cosa contestano i sindacati

A questa tornata gli impresari sembrano non intenzionati a cedere sulla loro proposta di passare a un modello flessibile per definire gli orari di lavoro. Oggi il monte ore annuale è di 2'112 ore, che viene definito in anticipo per tutto l'anno. Ora la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) vuole passare a un modello, in cui i turni vengono stabiliti con minore anticipo. Il timore dei sindacati è che il lavoro su chiamata diventerebbe la norma, con il rischio di avere giornate lavorative di 12 ore e settimane di 58 ore. "Il fatto di chiedere di non poter lavorare, quindi di registrare 0 ore a livello giornaliero o settimanale, significa che quelle ore bisogna recuperarle. E con i limiti che propongono gli impresari, quindi entro un massimo di 12 ore giornaliere o 58 ore settimanali, ci si rende subito conto che questo tipo di proposte non hanno motivo di essere discusse e vengono respinte con sdegno dai lavoratori".

Una mobilitazione in tutta la Svizzera

Oltre 20mila lavoratori edili si sono già espressi a favore di azioni di sciopero nel corso di un'ampia votazione tenutasi a livello nazionale. Oltre il 92% si è espresso a favore di queste azioni, che si terranno in tutta la Svizzera. Si partirà, come detto, lunedì a Bellinzona, con l'auspicio che gli impresari costruttori rinuncino alle loro richieste e aprano la strada a un accordo.

La replica della SSIC

Per la Società Svizezra degli impresari costruttori gli scioperi indetti dai sindacati mandano dei "segnali sbagliati", denuncia in una nota. "L'obiettivo della SSIC è di avere un nuovo e moderno CNM per l'edilizia principale, che includa il maggior numero possibile di miglioramenti relativi agli interessi comuni" di entrambe le parti, si legge. "L'attuale contratto nazionale mantello è ancora in vigore, ma la SSIC sta già ora ricevendo sempre più segnalazioni relative a visite ai cantieri e altre azioni da parte dei sindacati". Visite che, precisa la SSIC, "sono violazioni del rispetto dell'obbligo assoluto di mantenere la pace concordato contrattualmente dalle parti sociali .Tali azioni di disturbo stanno mettendo a dura prova i negoziati in corso per il nuovo CNM 23+ e alimentano i dubbi sul reale interesse dei sindacati a una conclusione dei negoziati positiva". La SSIC chiederà dunque ai sindacati di disdire le proteste e gli scioperi durante la sesta tornata negoziale, che si terrà il 21 ottobre.