
“Il Ticino non è una terra di conquista, chi fa il furbo paga”. Con queste parole ha esordito stamani in conferenza stampa Renzo Ambrosetti, presidente dell’associazione interprofessionale di controllo (AIC). L’AIC - organo che riunisce sindacati e padronato - è nata nel 2002 con lo scopo di effettuare i controlli previsti nell’ambito delle misure d’accompagnamento degli accordi bilaterali. “Non è protezionismo” - ha commentato il segretario Edo Bobbià. L’AIC opera affinché la concorrenza con le ditte estere sia leale - che tradotto in soldoni significa lottare contro quelle ditte estere che operano sul nostro territorio senza i regolari permessi di lavoro. “Non combattiamo la concorrenza, anzi. Chiediamo che la concorrenza rispetti le regole del gioco” - ha ribadito Edo Bobbià. Stamani l’AIC ha presentato le cifre di bilancio per i controlli effettuati nel 2007. 5'172 è il numero delle notifiche, ovvero il numero delle segnalazioni effettuate dalle stesse ditte estere per lavorare regolarmente sul nostro territorio. Su queste 5'172 notifiche, l’AIC ha effettuato 1'169 controlli. In 94 casi si è riscontrato un abuso, il cosiddetto lavoro nero. “Il numero degli abusi è diminuito perché le aziende sanno che chi non rispetta la legge viene sanzionato. Non da ultimo però, bisogna sottolineare come la diminuzione è dovuta al largo lavoro di informazione operato dai nostri funzionari”, ha ricordato il presidente Ambrosetti. Il numero degli abusi diminuisce, ma la guardia rimane alta. L’AIC ha comunicato oggi che il numero dei controlli verrà intensificato. “In Ticino la preoccupazione legata al lavoro nero rimane alta. Capiamo questa preoccupazione. Attraverso il lavoro dell’AIC vogliamo garantire alle piccole e medie imprese indigene la possibilità di gareggiare ad armi pari con le aziende estere.[email protected]
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