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"Ecco perché non va tolta l'immunità a Matteo Pronzini"
"Ecco perché non va tolta l'immunità a Matteo Pronzini"
"Ecco perché non va tolta l'immunità a Matteo Pronzini"
Redazione
8 anni fa
Nel suo rapporto, l'Ufficio presidenziale spiega i motivi della sua raccomandazione, decisa a maggioranza

Nella seduta di Gran Consiglio in agenda lunedì 21 gennaio i deputati dovranno decidere se revocare o meno l’immunità parlamentare a Matteo Pronzini. Il deputato del Movimento per il socialismo (MPS), ricordiamo, era stato denunciato lo scorso luglio dal direttore dell’Associazione bellinzonese per l’assistenza e cura a domicilio (ABAD) Roberto Mora per calunnia e diffamazione in relazione a espressioni ritenute lesive dell’onore contenute in due interrogazioni, in cui veniva ipotizzata una presunta “malagestione” all’interno di ABAD. Tali accuse erano state respinte dal Consiglio di Stato nella sua risposta pubblicata a fine novembre (vedi articolo suggerito).

In vista della decisione del plenum, L’Ufficio presidenziale (UP) è stato chiamato ad esprimere un proprio parere da sottoporre ai deputati sotto forma di un rapporto. Come già anticipato dal Corriere del Ticino lo scorso dicembre, ha deciso a maggioranza di invitare i colleghi a non revocare l’immunità parlamentare del deputato MPS.

La decisione è stata presa in seguito alla convocazione davanti allo stesso UP del 20 novembre 2018, durante la quale Pronzini “ha confermato non essere sua intenzione rinunciare volontariamente all’immunità”, facendo riferimento alle motivazioni per le quali, nel 2017, il Gran Consiglio aveva respinto l’iniziativa del deputato Matteo Quadranti chiedente l’abolizione dell’immunità parlamentare. Pur ricordando che egli stesso aveva votato contro l'immunità, "ha fatto notare che la maggioranza del Gran Consiglio ha deciso diversamente". Di conseguenza, a suo avviso, il Gran Consiglio, "per ragioni di coerenza, non dovrebbe poter far altro che confermare l’immunità nella presente fattispecie". Pronzini ha inoltre sottolineato come la problematica sulla quale è intervenuto "sia un tema centrale del dibattito pubblico, al quale il Movimento per il socialismo s’interessa particolarmente".

Secondo la maggioranza dell’UP - si legge nel relativo rapporto firmato il 9 gennaio e trasmesso al Parlamento - “è stato evidenziato che il deputato Pronzini ha agito nel suo ruolo ufficiale di parlamentare, il quale è tenuto a segnalare, usando gli strumenti a sua disposizione, determinati fatti, situazioni o irregolarità di cui viene a conoscenza, anche per non essere considerato legalmente o politicamente responsabile di non averlo fatto”.

“A prescindere dallo stile e dal linguaggio, non necessariamente condivisibili, adottati dal deputato Pronzini, nessuna delle due interrogazioni – e la prima nel modo più assoluto – contiene affermazioni eccessivamente pesanti, e quindi passibili di essere sanzionate mediante la revoca dell’immunità parlamentare, a fronte dell’evidente interesse pubblico a segnalare una situazione oggettivamente problematica riguardante un ente pubblico al quale è affidata una missione di primaria importanza”.

La maggioranza dei membri dell’Ufficio presidenziale ritiene dunque che “non si ravvisino gli estremi di un abuso, da parte del deputato Matteo Pronzini, della sua immunità parlamentare, tale da giustificare di raccomandare al Gran Consiglio la revoca della stessa”. Nel contempo, l’UP rivolge a tutti i deputati “un richiamo affinché negli atti parlamentari vengano utilizzati termini e toni rispettosi delle persone ivi menzionate, ritenuta anche la necessità di tutelare in special modo le persone esterne all’arena politica”.

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