Cerca e trova immobili
Ticino
"Ecco perché mi sono arrabbiato"
"Ecco perché mi sono arrabbiato"
"Ecco perché mi sono arrabbiato"
Redazione
9 anni fa
Dopo che la Commissione della legislazione ha sospeso la sua iniziativa, Fonio spiega i motivi della sua frustrazione

Ha suscitato parecchie reazioni l'acceso comunicato del PPD diramato mercoledì, dopo che la Commissione della legislazione aveva deciso a maggioranza di accogliere la richiesta del Consiglio di Stato di sospendere fino a novembre la trattazione dell'iniziativa di Giorgio Fonio che chiede il controllo sistematico di tutti i permessi di lavoro rilasciati a stranieri. Diversi membri della commissione, interpellati da Ticinonews, hanno biasimato la rabbia con la quale il PPD, e soprattutto lo stesso Fonio, hanno reagito alla sospensione (vedi articoli suggeriti).

Reazione che oggi Giorgio Fonio cerca di spiegare su Popolo e Libertà, in un editoriale intitolato appunto "ecco perché mi sono arrabbiato".

Fonio ribadisce che la della maggioranza della Commissione della legislazione lo "ha estremamente irritato".

"La mia frustrazione personale è dettata dai tempi estremamente lunghi della politica, dove interessi di bottega impediscono la concretizzazione di proposte nate da situazioni conosciute lavorando sul territorio a contatto con i lavoratori e prendendo spunto dai suggerimenti di vari datori di lavoro" scrive il vicepresidente PPD. "A questo punto credo sia importante fare chiarezza e andare a spiegare alcuni dettagli che potrebbero far capire come questa decisione sia nei fatti estremamente discutibile."

Fonio prosegue spiegando che "il Governo, autore della richiesta del rinvio, nel suo rapporto inerente l’iniziativa aveva bocciato la proposta senza mezzi termini in quanto “gli accordi internazionali sottoscritti dalla Confederazione non permettono l’introduzione di un controllo preliminare e sistematico delle condizioni salariali all’atto dell’esame delle condizioni per il rilascio o per il rinnovo di un’autorizzazione di lavoro o di soggiorno per i cittadini comunitari”. Risulta quindi incomprensibile come da una posizione di assoluta chiusura il Governo sia passato a chiedere alla Commissione ulteriore tempo per implementare l’iniziativa nella trattazione del Messaggio che uscirà nei prossimi mesi sul salario minimo."

"Ma anche questo punto merita un approfondimento e delle spiegazioni che possano far comprendere il perché di questa irritazione" continua Fonio. "Non è infatti un mistero che le posizioni sull’applicazione del salario minimo siano estremamente distanti e che dei ricorsi non possono oggi essere esclusi (così come un eventuale referendum nel caso in cui il Parlamento vada verso una soluzione che non rispecchi le aspettative degli iniziativisti). Legare dunque la nostra proposta all’entrata in vigore del salario minimo con i controlli che verranno fatti per verificarne il rispetto vuol dire perdere tempo e non mettere in atto qualcosa di estremamente semplice."

"La nostra richiesta è facilmente attuabile ed estremamente efficace e non creerebbe più burocrazia per le aziende: in quei settori dove è in vigore un CCL o un CNL (dunque dove i salari sono già definiti) al momento della richiesta del permesso, l’Ufficio della migrazione verifica immediatamente il rispetto dei salari convenuti" scrive ancora Fonio. "Tanto più che sono in fase di implementazione le nuove procedure di richiesta del permesso in formato elettronico. Oggi di fatto lo Stato rilascia al lavoratore straniero il permesso di lavoro anche di fronte a situazioni di illegalità, andando poi a segnalare agli uffici preposti al controllo queste distorsioni. Le verifiche successive si rivelano spesso tardive e quando si interviene, i buoi - come spesso accade - sono ormai già tutti fuori dalla stalla."

In conclusione Fonio auspica quindi "che la Commissione, scaduto il termine fissato durante l’ultima riunione, evada l’iniziativa nel solo interesse dei salariati di questo Cantone!"

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata