
Prima di tornare in Bulgaria, la 24enne vittima del magnaccia condannato ieri a 10 anni e mezzo per tratta di esseri umani e ripetuta violenza carnale ha consegnato di persona ad ogni agente della Teseu un disegno (vedi allegato). Lo ha mostrato il commissario capo Alex Serfilippi all’indomani della condanna. Una condanna che certamente premia il coraggio della vittima ma anche il lavoro di chi ha accompagnato la 24.enne, vittima del magnaccia, in questo lungo percorso con la giustizia. Oggi, per la Teseu, è bel giorno. “Sicuramente il nostro primo pensiero è andato alla vittima" afferma Serfilippi, "che proprio ieri ci ha scritto per sottolineare che in ospedale ha trovato il coraggio, perché ha capito che la si voleva aiutare. Questo è sintomatico per capire che la vittima ha avuto fiducia negli inquirenti, nella polizia e nella magistratura. Grazie al supporto degli enti sociali siamo riusciti a lavorare in team per un obiettivo ben definito che era quello di portare a galla questa brutta realtà di donne portate nel mondo a luci rosse.” Indispensabile dunque soprattutto per questo genere di inchieste instaurare un rapporto di fiducia tra la vittima e la parte inquirente. Paura e omertà sono di fatto i sentimenti che di regola accompagnano chi è vittima di tratta di esseri umani. Le pressioni in questo ambiente non mancano. “Le pressioni dirette e indirette ci sono" conferma Serfilippi. "Sappiamo benissimo che l’ambiente della prostituzione è molto omertoso e che nella maggior parte dei casi le minacce vengono messe in atto. L’abbiamo visto anche l’anno scorso in Ticino. Sono persone senza scrupoli.” Ma neppure la condanna a 10 anni e mezzo emessa ieri dalla Corte passerà tanto inosservata nell’ambiente. Questo almeno è l’augurio di Sefilippi. “Sicuramente questa condanna dovrà far riflettere quelle persone che vengono in Ticino pensando di poter usare le persone come oggetti e lucrare sugli esseri umani. È difficile dire quanto sia diffuso questo fenomeno dei protettori, ma possiamo dire che dall’ultimo anno abbiamo un nuovo fenomeno di “loverboy”, non solo in Svizzera. Sono ragazzi che si spacciano per fidanzati di queste ragazze che lavorano nei locali a luci rosse, prendono un appartamento insieme, e al momento del fermo dicono di essere amanti. Queste figure potrebbero essere persone che fungono da protettori sul posto.” Resa irreperibile durante l’inchiesta, ora la ragazza è tornata in Bulgaria, dove sarà decisamente più difficile garantirne la sicurezza. “La scelta della vittima rimane sua" conclude Serfilippi. "Comunque e sono stati proposti dei programmi di reinserimento, sia in Svizzera che al suo Paese.” Per aiutarla a ricrearsi una nuova vita, la 24enne riceverà un risarcimento di 30'000 franchi per torto morale.fp
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