
La proposta di nove misure urgenti a tutela del lavoro e dei salari in Ticino, presentata dalla Direzione del PS, è stata adottata all’unanimità questa mattina a Bellinzona dalla Conferenza cantonale.
Ecco le misure proposte:
1. Regolamentare il settore delle agenzie interinali;
2. Creare un fondo per il lavoro;
3. Definire il salario minimo legale superiore alla soglia definita dalle prestazioni sociali di base;
4. Potenziare le misure di controllo e di vigilanza del mercato del lavoro;
5. Istituire un Ente cantonale per lavori di utilità̀ pubblica;
6. Applicare da subito l’art. 10 della L-Rilocc;
7. Aumentare e rafforzare nella direzione della “preferenza nazionale light” l’azione degli uffici regionali di collocamento (URC);
8. Dar seguito alle conclusioni del Piano cantonale dell’alloggio;
9. Insistere per il vincolo degli enti beneficiari di contratti di prestazione all’adesione a un contratto collettivo di lavoro.
La Conferenza cantonale del PS ha deciso inoltre di non accettare le proposte della Commissione “Prima i nostri!”. Il PS conferma quanto già segnalato prima del voto popolare, questa iniziativa è un insieme di proclami non attuabili dal Cantone. La legge d’applicazione propone un’inaccettabile principio di discriminazione: le lavoratrici e i lavoratori vanno tutelati rafforzando le condizioni di lavoro e i salari, non dividendoli.
Nel corso della Conferenza cantonale sono state trattate più tematiche e presentati differenti aspetti della situazione del lavoro in Ticino. "Il peggioramento delle condizioni di lavoro e il livello dei salari sono il nocciolo della questione - rimarca il PS tramite un comunicato ai media -. I salari sono i peggiori della Svizzera: sono inferiori del 17-20% rispetto al resto del Paese e anche il salario mediano è inferiore di più di 1000 franchi rispetto al salario mediano svizzero."
Anche la disoccupazione assume un carattere sempre più strutturale e la crescita economica non riesce a riassorbirla. "Preoccupa la disoccupazione di lunga durata: in Ticino il 60% dei disoccupati lo è da più di un anno, mentre nel resto della Svizzera questa proporzione è del 40%. Negli ultimi due anni in Ticino si sono persi più posti di lavoro a tempo pieno di quanti ne siano stati creati. In aumento, invece, la proporzione di posti di lavoro a tempo parziale, in particolare a tempo parziale breve, pari o inferiore al 50%". Questo fenomeno, imposto dalla flessibilità, "genera precarizzazione e un importante tasso di sottoccupati: delle persone che vorrebbero o che hanno bisogno di lavorare di più ma che non trovano lavoro. Un fenomeno che colpisce in particolar modo le donne poiché occupano il 70% dei posti di lavoro a tempo parziale. Donne che lavorano spesso su chiamata e con salari inferiori agli uomini nonostante lavori equivalenti: un’inaccettabile disparità salariale che in Svizzera è ancora del 15,1%! La precarizzazione generata dalla flessibilità è anche indicata dall’esplosione del lavoro interinale: dal 2000 al 2015 i lavoratori a prestito sono quasi triplicati".
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