
L’anno accademico 2020-2021 sarà decisamente diverso all’USI rispetto agli anni precedenti. L’ateneo si sta preparando alla riapertura tenendo in considerazione le disposizioni sanitarie. “Metà dei corsi si svolgerà online, metà in presenza” racconta il rettore Boas Erez ai microfoni di Teleticino, sottolineando che sono stati fatti anche degli investimenti per eguipaggiare meglio le aule.
Il valore della presenza
Alcuni grandi atenei, Cambridge per esempio, hanno puntato tutto sull’insegnamento online. Lugano ha invece scelto un’altra via: “Per noi università piccole è un grande valore il fatto che ci siano corsi in presenza, il fatto che ci sia una vicinanza con il corpo docente”, spiega Erez. “Abbiamo cercato di organizzarci in modo da preservare questo”.
Pronti al piano B
Ma, come detto, non tutta l’attività formativa sarà in aula. Fatto per garantire le distanze sociali, questo offre un altro vantaggio. Nella denegata ipotesi di un ritorno di fiamma della pandemia, il piano b sarebbe già a portata di mano: “Ci permette di essere pronti, caso mai ce ne fosse bisogno, di passare tutto online”.
Le altre misure
Il lavoro all’università non cambierà solo per quanto riguarda l’insegnamento. Verrà sfruttato maggiormente il sabato, ci saranno i turni in mensa, gli orari si allungheranno per garantire più spazio e alla Città di Lugano, l’Usi ha già chiesto la possibilità di trovare qualche aula fuori dal campus. Inoltre vi saranno anche dei tutor a disposizione di quegli studenti che, per un motivo o per l’altro, non potranno mai presenziare all’università.
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