
Mercoledì è giunta notizia del primo caso di cittadino europeo colpito dall'ebola. L'uomo, un missionario spagnolo, si trovava in Liberia ed è stato rimpatriato per essere curato. Oggi l'OMS ha dichiarato che si tratta di un'"emergenza di salute pubblica di livello internazionale". C'è il rischio che un caso di contagio arrivi anche in Ticino?
Abbiamo contattato telefonicamente il medico cantonale, Giorgio Merlani, per saperne di più su questo virus del quale si sente tanto parlare, spesso anche a sproposito.L'esperto ci ha tranquillizzati: "L'eventualità che un caso venga importato anche in Svizzera non è così improbabile, ma ciò non significa che da esso ne possa scaturire un'epidemia. Le condizioni in cui si troverebbe il malato in Svizzera sarebbero totalmente diverse da quelle che si verificano in Africa".
Merlani specifica che più fattori ci permetterebbero di guardare con serenità alla situazione: "In primo luogo un cittadino rimpatriato arriverebbe in condizioni di totale sicurezza e in modo da scongiurare qualsiasi nuovo contagio. Inoltre, dei singoli casi sarebbero facilmente controllabili. Non da ultimo, il sistema sanitario elvetico è molto solido e arginerebbe l'arrivo del virus." Tuttavia il medico cantonale conferma l'assenza di vaccini in grado di contrastare il decorso della malattia: "Sono in corso degli esperimenti, ma un vaccino non esiste e ci potrebbe voler molto tempo ancora... non è dato sapersi se mai arriverà. Per il momento, le probabilità di morte per un paziente affetto da ebola si attestano di poco sopra al 50% secondo i dati calcolati in Guinea."
Per il Ticino il medico cantonale valuterà con i colleghi la possibilità di creare una lista 'FAQ', con le domande più frequenti, in modo da aiutare in qualsiasi momento il cittadino che dovesse avere qualche dubbio.
"La trasmissibilità della malattia è molto bassa appena la si contrae e aumenta solo con il progredire della malattia. Anche chi torna dalle zone colpite non è direttamente un soggetto 'pericoloso' per il contagio dato che l'ebola non si trasmette per 'aerosol' (il vapore invisibile che trasmettiamo con il respiro), ma solo per contatto, soprattutto con soggetti che sono vittime di un decorso già molto pronunciato del virus" precisa Merlani. Per intenderci, delle persone che già presentano dei sanguinamenti o, in stato ancora più avanzato, una diatesi emorragica, con delle bolle di sangue sotto la pelle. "L'incubazione della malattia va da 2 giorni a 3 settimane e tipicamente si attesta a una settimana. Tipica è l'improvvisa febbre alta, a cui si aggiungono mal di gola e mal di testa. Anche se i sintomi sembrano passare, se poi si aggiungono dei forti dolori addominali e diarrea, si potrebbe trattare di ebola. Un'ipotesi che troverebbe poi conferma con i primi sanguinamenti."
Secondo il medico cantonale questa febbre emorragica non sarà un grave pericolo per gli sviluppati paesi europei, mentre per le regioni in cui si sta diffondendo potrebbe rendersi responsabile di un'autentica catastrofe. L'epidemia potrebbe espandersi senza problemi anche per ragioni culturali, viste le insufficienti precauzioni contro la possibilità di contagi nelle cure e viste le pratiche di interramento dei morti.
OC
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