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Ticino
Ebola, dove sei?
Redazione
11 anni fa
Il Cantone si è preparato, ma il virus non si è visto. "È quasi strano che non siano arrivati malati in Svizzera". Ma la camera al Civico resterà

Ebola, per mesi non si è parlato d'altro. A ogni caso di sospetta contaminazione, l'opinione pubblica andava in panico, supportata dal clamore dei media, temendo di veder piombare il terribile virus alle nostre latitudini. E anche la politica ha fatto la sua parte, se si pensa che nel nostro Cantone sono state inoltrate ben tre (allarmistiche) interrogazioni parlamentari sul tema.

Oggi invece si fa fatica a trovare anche solo un trafiletto di giornale dedicato all'ebola e nessuno sembra più prestare attenzione al tema.

Significa che l'emergenza è definitivamente passata? Lo abbiamo chiesto al medico cantonale aggiunto, dottoressa Danuta Reinholz.

"L'emergenza di per sé è passata" ci conferma la dottoressa, "ma teniamo lo stesso l'attenzione elevata. Perché è vero che il numero di nuovi casi, soprattutto in Guinea e in Sierra Leone, si è abbassato e che il focolaio sembra sotto controllo, ma non significa che il rischio sia zero."

L'ufficio del medico cantonale si è preparato per l'arrivo dell'ebola in Ticino, ma le cose sono andate diversamente. "È quasi strano che non siano arrivati malati in Svizzera" afferma la dottoressa. "Noi temevamo dei casi, in particolare tra migranti e turisti. È quasi un miracolo che non ve ne siano stati."

All'Ospedale Civico di Lugano era stata creata nel settembre scorso una stanza a pressione negativa per accogliere eventuali casi di ebola. Non è mai stata utilizzata, ma ciò non significa che verrà smantellata. "Potrà avere la sua valenza anche per altre malattie, per esempio per pazienti con tubercolosi molto resistente" afferma la dottoressa Reinholz. "Finora era riservata ai pazienti con sospetto di ebola, per cui non è stata utilizzata, ma stiamo valutando come sfruttarla anche per altre malattie."

E non c'è solo la stanza. L'ufficio del medico cantonale ha elaborato tutta una serie di misure, dalla presa a carico dei pazienti alla cura o ancora alla decontaminazione, che non è mai stato necessario mettere in atto. "Ma se abbiamo importato bene i concetti, saranno utili per la prossima volta" spiega la dottoressa.

Perché l'ebola, prima o poi, ritornerà. "Questo focolaio ha fatto parlare perché era particolarmente grande. Probabilmente non si riaccenderà, ma l'ebola rimane un tema" dichiara la dottoressa Reinholz. "Ci sono ricorrenti focolai del virus, anche se non se ne parla. Saremo ancora confrontati con l'ebola."

Il medico cantonale aggiunto non ritiene che l'allarme ebola sia stato esagerato. "No, al contrario, a mio avviso è stato un bene che se ne sia parlato, anche perché questo ha permesso di convogliare molti fondi nella lotta all'ebola, grazie ai quali, per esempio, è ora quasi pronto il vaccino."

La dottoressa confida molto nel vaccino in caso di una nuova ondata del virus: "Permetterà senz'altro di ridurre drasticamente il numero di persone ammalate o morte".

Una nuova ondata che, secondo la dottoressa, non avverrà in occasione di Expo 2015, come da molti temuto. "L'esposizione universale attirerà milioni di persone e in questo contesto possono sempre emergere delle malattie trasmissibili" dichiara. "Però l'ebola non è un'emergenza."

In conclusione, la dottoressa Reinholz ritiene che l'esperienza sia stata positiva. "Abbiamo imparato tanto, tutta questa crisi ci ha permesso di elaborare dei concetti che saranno utili in futuro. Ma al momento siamo tranquilli e contenti di quanto fatto."

AS

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