
"Si enfatizzano i problemi, non esiste alcuna emergenza": così, sulle file del Caffé di oggi, Fiorenzo Dadò attacca la politica di Norman Gobbi. Il capogruppo PPD si dice indignato per il clima repressivo creato dalle scelte del Consigliere di Stato, anche e soprattutto dopo le ispezioni nelle capanne alpine (dove sono stati scovati due nepalesi non in regola con i permessi), e sull'onda delle polemiche sorte in seguito al pugno di ferro adottato con i due piccoli ecuadoriani.
"In Ticino andando avanti di questo passo si sta creando uno stato poliziesco. Prima si crea una paura sproporzionata, e si mette di conseguenza in moto un apparato repressivo e di sorveglianza", afferma Dadò, secondo il quale non solo l'aumento di cento agenti in un anno è sproporzionato, ma anche mal indirizzato: "Se hanno tempo di occuparsi di minime cose, significa che non si stanno occupando delle vere priorità".
Dal canto suo, Gobbi non ha fatto attendere una risposta, e sul suo profilo Facebook ha replicato: "Il cappuccino all'italiana con tanta schiuma e poca sostanza (ovvero il Caffé, ndr) critica un mio successo politico, ossia la diminuzione dei reati grazie all'adeguamento degli effettivi della Polizia, e inverte le logiche equazioni in materia di sicurezza, negando il principio +presidio&professionalità = -criminalità = +sicurezza. A queste non nuove e ripetute accuse, rispondo ribadendo che per il sottoscritto la sicurezza di ogni singolo cittadino è fondamentale ed è un obiettivo da raggiungere ogni giorno. Per questo motivo non intendo abbassare la guardia – dal casellario alla difesa della Porta Sud – e continuerò a battermi per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi, ma a buon conto pure a favore di tutta la Svizzera".
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