
Il Consiglio di Stato intende procedere con una serie di risparmi per dare seguito alle due iniziative sulle casse malati. La lista delle misure prevede un taglio di 5 milioni di franchi al trasporto pubblico, 1,5 milioni in meno per il settore dei rifugiati e ulteriori 1,5 milioni destinati ai disabili. Interventi sono previsti anche per l’Università della Svizzera italiana: il contributo pubblico verrà con molta probabilità ridotto di 5,5 milioni di franchi. In questo senso, abbiamo sentito il rettore ad interim dell’USI Gabriele Balbi. «È un taglio che inciderà molto. Se si aggiunge il taglio di un milione applicato lo scorso anno, arriviamo a 6,5 milioni su un budget da 130 milioni». Il rettore ad interim non nasconde che c’è preoccupazione su più fronti. «Soprattutto da un punto di vista strategico: che tipo di università vuole il Canton Ticino in futuro? C’è ancora l’intenzione di mantenere questo gioiello che abbiamo creato negli ultimi 30 anni, o vogliamo qualcosa di differente? Noi vorremmo continuare ad avere questa università sul territorio così come è stata costruita, e lotteremo per farlo».
Gervasoni: «Le tasse per gli stranieri sono già il doppio»
La preoccupazione è condivisa anche dal direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni. Per la Scuola universitaria professionale, infatti, il taglio sarà di 1,3 milioni di franchi. Ma il Governo suggerisce una strada per limitare l’impatto finanziario. «Ci invita ad aumentare le tasse degli studenti stranieri, che ricordo essere già il doppio di quelle previste per gli studenti residenti. Quindi, è un elemento su cui dovremo chinarci nelle prossime settimane per capire se rimettere mano e in che modo alle tasse studentesche». Anche l’USI sta facendo un ragionamento in questo senso, ma Gabriele Balbi fa notare che le tasse all’USI sono le stesse dal 1996. «A livello annuale parliamo di una retta di 4'000 franchi per gli studenti svizzeri e di 8’000 per quelli stranieri. Tuttavia, sono tasse molto elevate rispetto alla media delle altre università svizzere. E lo sono perché fin dall'inizio il Canton Ticino ha finanziato l'Università in misura percentualmente minore rispetto agli altri Cantoni».
Attingere dalle riserve
Di certo, l’USI attingerà dalle sue riserve. Mentre le riflessioni per aumentare gli introiti e ridurre le spese sono ancora in corso. Riflessioni che sono in corso anche alla SUPSI, tuttavia, «siamo delle istituzioni che non hanno dei grandissimi margini di manovra», prosegue Gervasoni. «Questo considerato che il 75% dei costi derivano dalle risorse umane. Dovremo quindi andare a fondo e valutare bene per evitare di perdere competitività e attrattività in un paesaggio accademico sempre più dinamico e competitivo». Si potrebbe andare verso una riduzione dei posti di lavoro? «Sarà proprio l'ultima ratio quella di rinunciare a questi posti di lavoro che in un momento come questo costituiscono in Ticino un valore aggiunto molto considerevole».
Altri tagli già imposti
Ricordiamo, infine, che il settore accademico è già confrontato con dei tagli decisi a livello federale. «Stiamo lavorando ormai da più di un anno e mezzo con vari gruppi di lavoro per affrontare questi tagli futuri annunciati dalla Confederazione», ci spiega ancora Balbi. «Ma anche per andare verso una dimensione importante per noi, che è la potenziale parificazione delle tasse universitarie date dagli accordi bilaterali con l'Unione Europea. È un po’ una tempesta perfetta che incomberà sull’Università nei prossimi anni».

