Università
«È un taglio che inciderà molto»: USI e SUPSI in allarme sui risparmi
Redazione
16.04.2026 21:03

«È una tempesta perfetta». Così l’Università della Svizzera Italiana dopo i tagli proposti dal Consiglio di Stato per finanziare le due iniziative sulle casse malati. Toccata anche la SUPSI. Le misure di risparmio ammontano a un totale di 25 milioni, così come le maggiori entrate – criticate dalle associazioni economiche: «Manca una visione d'insieme - sottolineano - urgono riforme vere»
Il Consiglio di Stato intende procedere con
una serie di risparmi per dare seguito alle due iniziative sulle casse malati. La
lista delle misure prevede un taglio di 5 milioni di franchi al trasporto
pubblico, 1,5 milioni in meno per il settore dei rifugiati e ulteriori 1,5
milioni destinati ai disabili. Interventi sono previsti anche per l’Università
della Svizzera italiana: il contributo pubblico verrà con molta probabilità
ridotto di 5,5 milioni di franchi. In questo senso, abbiamo sentito il rettore
ad interim dell’USI Gabriele Balbi. «È un taglio che inciderà molto. Se si
aggiunge il taglio di un milione applicato lo scorso anno, arriviamo a 6,5
milioni su un budget da 130 milioni». Il rettore ad interim non nasconde che c’è
preoccupazione su più fronti. «Soprattutto da un punto di vista strategico: che
tipo di università vuole il Canton Ticino in futuro? C’è ancora l’intenzione di
mantenere questo gioiello che abbiamo creato negli ultimi 30 anni, o vogliamo
qualcosa di differente? Noi vorremmo continuare ad avere questa università sul
territorio così come è stata costruita, e lotteremo per farlo».
Gervasoni: «Le tasse per gli stranieri sono già il doppio»
La preoccupazione è condivisa anche dal
direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni. Per la Scuola universitaria
professionale, infatti, il taglio sarà di 1,3 milioni di franchi. Ma il Governo
suggerisce una strada per limitare l’impatto finanziario. «Ci invita ad
aumentare le tasse degli studenti stranieri, che ricordo essere già il doppio
di quelle previste per gli studenti residenti. Quindi, è un elemento su cui
dovremo chinarci nelle prossime settimane per capire se rimettere mano e in che
modo alle tasse studentesche». Anche
l’USI sta facendo un ragionamento in questo senso, ma Gabriele Balbi fa notare
che le tasse all’USI sono le stesse dal 1996. «A livello annuale parliamo di
una retta di 4'000 franchi per gli studenti svizzeri e di 8’000 per quelli
stranieri. Tuttavia, sono tasse molto elevate rispetto alla media delle altre
università svizzere. E lo sono perché fin dall'inizio il Canton Ticino ha
finanziato l'Università in misura percentualmente minore rispetto agli altri Cantoni».
Attingere dalle riserve
Di certo, l’USI attingerà dalle sue riserve. Mentre le
riflessioni per aumentare gli introiti e ridurre le spese sono ancora in corso.
Riflessioni che sono in corso anche alla SUPSI, tuttavia, «siamo delle
istituzioni che non hanno dei grandissimi margini di manovra», prosegue Gervasoni.
«Questo considerato che il 75% dei costi derivano dalle risorse umane. Dovremo
quindi andare a fondo e valutare bene per evitare di perdere competitività e
attrattività in un paesaggio accademico sempre più dinamico e competitivo». Si potrebbe andare verso una riduzione dei posti di lavoro? «Sarà
proprio l'ultima ratio quella di rinunciare a questi posti di lavoro che in un
momento come questo costituiscono in Ticino un valore aggiunto molto
considerevole».
Altri tagli già imposti
Ricordiamo, infine, che il settore accademico
è già confrontato con dei tagli decisi a livello federale. «Stiamo lavorando
ormai da più di un anno e mezzo con vari gruppi di lavoro per affrontare questi
tagli futuri annunciati dalla Confederazione», ci spiega ancora Balbi. «Ma
anche per andare verso una dimensione importante per noi, che è la potenziale
parificazione delle tasse universitarie date dagli accordi bilaterali con
l'Unione Europea. È un po’ una tempesta perfetta che incomberà sull’Università
nei prossimi anni».

