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Ticino
È un buon accordo?
Redazione
12 anni fa
In Italia si esulta, ma negli editoriali dei quotidiani ticinesi di oggi si leggono molte perplessità sull'intesa siglata ieri a Milano

E così ieri, con la firma della consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf e del ministro dell'economia italiano Pier Carlo Padoan sull'accordo fiscale tra Svizzera e Italia, il segreto bancario nel nostro Paese è definitivamente finito.

La fine di un'epoca che si merita oggi la prima pagina di praticamente tutti i quotidiani italiani. "Italia-Svizzera, fine del segreto bancario" titola ad esempio il Corriere della Sera, "Firmato l'accordo Svizzera-Italia, è la fine del segreto bancario" gli fa eco Il Sole 24 Ore. "La Svizzera non è più un paradiso fiscale" titola invece La Stampa. E tutti seguono più o meno sulla stessa linea.

Ma se in Italia si esulta, in Svizzera non tutte le reazioni sono così entusiastiche, come si può evincere leggendo gli editoriali dei tre quotidiani ticinesi di oggi.

"Non si può dire che ci sia molto da festeggiare al riguardo dell'accordo firmato ieri a Milano da Svizzera e Italia" commenta il vicedirettore del Corriere del Ticino Lino Terlizzi, sottolineando che "nella Penisola il volume dei giudizi positivi è più ampio che nella Confederazione" ma che "a ben vedere non ci sarebbero trombe da suonare neppure in Italia."

Occorre infatti attendere di vedere quale sarà l'esito dell'autodenuncia fiscale per i capitali non dichiarati, un esito che non per forza sarà quello auspicato dal Governo italiano. 

"La Svizzera ha purtroppo perso un'occasione per distinguere le controverse questioni fiscali dal valore della tutela della sfera privata, un valore che va ben oltre" prosegue poi Terlizzi. "L'imposta Rubik, sconfitta sul filo di lana, pur con i suoi difetti almeno riconosceva una consistente tassazione per tutti e nel contempo difendeva il valore della tutela della privacy."

Secondo Terlizzi, "negli ultimi due anni la Svizzera, Consiglio federale compreso, ha messo in mostra una debolezza per molti aspetti eccessiva."

Una volta imboccata la strada dello scambio automatico, al nostro Paese restavano tre punti principali sui quali limitare i danni con Roma: l'uscita dalle liste nere italiane, la tassazione dei frontalieri e l'accesso al mercato italiano dei servizi finanziari. Ebbene, Terlizzi sottolinea che solo sul primo punto Berna ha ottenuto qualcosa, mentre sugli altri restano punti di domanda considerevoli. Molto dipenderà ancora dalle trattative dei prossimi mesi. Le questioni aperte sono quindi molte: "Meglio lasciar perdere per ora i brindisi" conclude Terlizzi.

Più ottimistico il commento dell'editorialista de La Regione Ticino, Generoso Chiaradonna, che titola "Distensione fiscale".

Anche Chiaradonna sottolinea che le somme dell'operazione della "voluntary disclosure" potranno essere tirate solo a settembre 2015. E anche lui ricorda che due dei tre temi che erano all'ordine del giorno, la fiscalità dei frontalieri e l'accesso al mercato italiano per gli intermediari svizzeri, sono stati rinviati "sine die". Ma se si dovesse arrivare a una firma anche su questi temi, scrive Chiaradonna, i vantaggi sarebbero per entrambe le parti.

Infine il Giornale del Popolo, che ospita un commento dell'economista Marco Bernasconi, intitolato "Scacco matto all'evasore fiscale italiano."

Secondo Bernasconi la revisione dell'accordo fiscale sui frontalieri "ha già trovato di fatto un'intesa tra i due Stati", mentre le altre questioni che restano aperte "dovranno essere definite in progresso nel tempo."

Sul tema dei frontalieri, Bernasconi ricorda però che l'Italia pone due condizioni: che non vi siano violazioni del trattato sulla libera circolazione pattuita tra Svizzera e UE, e che il Ticino abolisca la legge votata quasi all'unanimità dal Gran Consiglio per portare il moltiplicatore a carico dei frontalieri al 100%. È quindi presto, sottolinea l'economista, per dare un giudizio definitivo all'accordo.

"È chiaro che nei rapporti italo-svizzeri si apre una nuova epoca, le cui conseguenze sono tutte da valutare..." conclude Bernasconi.

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