
"Sono furibondo per una situazione che ha tradito la fiducia delle istituzioni e della cittadinanza", aveva tuonato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi durante la conferenza stampa tenutasi mercoledì a Bellinzona per fare chiarezza sull'inchiesta sui permessi falsi, che ha portato all’arresto di un 28enne dipendente dell'Ufficio della migrazione cantonale. Il ragazzo, in possesso della cittadinanza italiana, era stato assunto nel 2009 come ausiliario e nominato nel 2010. Nel 2011 aveva ricevuto il passaporto elvetico. E su questo dettaglio è tornato a esprimersi il direttore del DI in un’intervista al “Tages Anzeiger”.
“L’Ufficio della migrazione tratta 77'000 casi all’anno e ha 70 dipendenti. Lavorano con un’enorme pressione”, ha detto Gobbi replicando al 'Tagi', che parlava di "poca professionalità" da parte dell'Amministrazione cantonale.
Alla domanda se non fosse troppo facile dare la colpa a uno straniero (il 28enne italiano appunto), Gobbi ha replicato con fermezza: “No, è stato un errore assumere un italiano presso l’Ufficio della migrazione. Per me non è ammissibile, non ho mai sentito di svizzeri che lavorano presso l’amministrazione pubblica in Italia. Per questo motivo nel mio dipartimento diamo la precedenza a chi è nato svizzero o a chi ha ottenuto il passaporto svizzero in seguito”.
Il quotidiano zurighese ha posto l’accento sui numerosi e discussi fatti di cronaca emersi in questi mesi e legati al Ticino, come il divieto del burqa, l'albo degli artigiani, “Prima i nostri” e il casellario giudiziale: “Finché il Ticino dovrà portare questo fardello da solo non cambierà nulla" ha sottolineato il ministro. "Due terzi delle persone che entrano illegalmente in Svizzera passano dal Ticino e non dimentichiamo che da soli abbiamo lo stesso numero di frontalieri della Svizzera tedesca. Siamo una sorta di laboratorio dove i problemi politici, sociali ed economici emergono prima che nel resto della Svizzera e spesso non siamo capiti”.
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