
“L’intenzione era quella di confrontarsi con l’amante della madre”, ha detto il giudice Amos Pagnamenta. “Non è stato un delitto d’onore, le modalità sarebbero state altre, ma colpendolo più volte con un coltello ha accettato il rischio di uccidere la sua vittima”. Per questo il 26enne di Dübendorf, che il 21 agosto 2018 accoltellò un uomo a Cadenazzo, è stato condannato per tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale. La pena decisa è stata di 4 anni e 3 mesi, l’accusa aveva chiesto 8 anni e mezzo.
Per lui non sono state riconosciute attenuanti, se non quella del dolo eventuale e il fatto che l’atteggiamento provocatorio della vittima possa aver contribuito al climax di violenza. Assolto invece dagli altri capi d’imputazione, tentata istigazione al reato di aggressione e infrazione alla legge federale sulla protezione degli animali.
Il padre 49enne, invece, è stato condannato per complicità in lesioni semplici. Ha sì aiutato il figlio a venire in Ticino e a trovare la madre e l’amante, ma non poteva pensare che il figlio avrebbe cercato di uccidere il rivale. Lui pensava che il figlio avrebbe dato solo una “lezioncina” all’amante della moglie. Per questo è stato condannato a una pena sospesa di 90 aliquote.
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