
È giunta oggi la sentenza nei confronti dei due agenti della comunale di Locarno, comparsi ieri di fronte alla Pretura penale di Bellinzona, accusati di abuso di autorità, sequestro di persona, vie di fatto e violazione di domicilio nei confronti di un cittadino svizzero di origini macedoni. Il giudice Marco Kraushaar ha riconosciuto il 29enne e il 53enne colpevoli di tutti i capi d'accusa (tranne le vie di fatto per l'agente più giovane che non ha utilizzato lo spray al pepe), condannandoli a pene pecuniarie sospese di due anni.
La vicenda, ricordiamo, risale a due anni e mezzo fa e si è verificata nell'ambito di una multa per divieto di sosta a Locarno. La versione dei fatti è stata in buona parte condivisa dalle parti, salvo per alcuni dettagli e per un presunto pugno che l'uomo multato avrebbe tentato di sferrare nei confronti di un agente e che dunque, secondo la difesa dei due poliziotti, giustificherebbe l'intervento poi messo in atto dagli stessi: l'inseguimento fin dentro al palazzo in cui abita la presunta vittima, l'uso dello spray al pepe, il fermo brusco dell'uomo con relativa trasferta in centrale per lui e per un suo amico in qualità di testimone.
Secondo il procuratore generale John Noseda i due poliziotti avrebbero dovuto chiamare rinforzi per il fermo. "Mai e poi mai", ha tuonato ieri in aula, "due agenti possono forzare un ingresso privato e privare della libertà una persona senza un mandato del Ministero". Noseda ha quindi chiesto per i due 3 mesi di detenzione sospesi con la condizionale pari a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere.
Tesi e proposta di pena fermamente contestate dall'avvocato difensore Andrea Bersani, che ha invece chiesto il proscioglimento da tutte le accuse dei due poliziotti. "L'intervento è stato proporzionale: di fronte a una tentata aggressione ci si attende che la polizia reagisca", ha sentenziato Bersani. I due imputati hanno rincarato la dose: "Non abbiamo fatto altro che rispondere a qualcosa di vergognoso", hanno detto, dicendosi stufi della violenza nei confronti degli agenti.
"Riconosco che il lavoro del poliziotto è delicato, sottoposto a stress e tensione" ha affermato oggi il giudice Marco Kraushaar prima di leggere la sentenza. "Ma un agente deve essere sempre in grado di mantenere la calma. Solo casi gravi giustificano certe azioni, ciò non è il caso per un tentato pugno, tra l'altro non provato. Non sono quindi giustificati l'uso dell'arma, lo spray, la violazione di domicilio, il fermo".
I due agenti sono andati oltre e, in virtù della loro funzione, hanno abusato della loro autorità come contenuto nell'atto d'accusa. Confermati pure la violazione di domicilio e il sequestro di persona.Le vie di fatto sono imputate solo all'agente che ha utilizzato lo spray al pepe. In sintesi i due agenti non hanno saputo gestire una situazione non complessa e tutt'ora non riconoscono i propri errori.
Il giudice ha dunque condannato il primo agente, il 29enne, a una pena pecuniaria di complessivamente 6000 franchi (40 aliquote da 150 franchi). Essendo recidivo, non può beneficiare della condizionale. Il secondo agente invece è stato condannato a 41 aliquote giornaliere da 130 franchi e a una multa di 300 franchi. Per quest'ultimo sono state considerate anche le vie di fatto per aver utilizzato lo spray al pepe. Entrambi inoltre dovranno risarcire la vittima con 500 franchi (a testa) per torto morale.
L'avvocato difensore Andrea Bersani ha già annunciato il ricorso in appello.
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