
Si è concluso ieri il processo al funzionario pubblico accusato di coazione e violenza sessuale nei confronti di tre donne alle dipendenze del cantone al momento dei fatti. Come noto, la Corte lo ha riconosciuto colpevole di coazione sessuale e il giudice Marco Villa si è rivolto alle tre vittime chiedendo loro, quale rappresentate dello Stato, scusa.
Del tema si è interessato anche il deputato MPS Matteo Pronzini che, in un'interpellanza presentata oggi, ha puntato il dito contro "il ruolo complice e omertoso" dell’Amministrazione cantonale. "In tutti e tre i casi le vittime infatti si sono rivolte al superiore per raccontare quanto accaduto senza però ottenere nessun riscontro. Di fronte al racconto delle vittime l’amministrazione è rimasta immobile senza dare seguito a quanto emerso nei colloqui con le donne".
"Un atteggiamento questo criticato anche dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli che ha sottolineato come l’amministrazione cantonale non abbia fatto nulla per proteggere le vittime. Un comportamento inaccettabile e che non può passare sotto silenzio", ha tuonato il deputato.
Pronzini pone quindi sette domande al Governo:
1. Corrisponde al vero che nel 2005 due delle vittime avessero segnalato quanto accadeva sul posto di lavoro senza che questo desse avvio a nessun processo di verifica interno o inchiesta?2. Se si come mai? Chi è responsabile di questo atteggiamento?3. Corrisponde al vero che quando la terza vittima ha raccontato quanto stava accadendo (nel 2007) le è stato risposto che la situazione era complicata, senza procedere in nessun modo?4. Per quale ragione malgrado queste ripetute segnalazioni il funzionario è rimasto responsabile delle politiche giovanili del cantone?5. Sono attualmente in corso inchieste interne sui fatti accaduti?6. Come intende agire il cantone affinché questi episodi non accadano più?7. Come agisce oggi l’amministrazione in caso di segnalazioni o denunce interne?
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