
Continua a far discutere oltre confine la proposta del consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega) di introdurre una "tassa d'entrata" per i frontalieri che vengono a lavorare in Svizzera, come misura di difesa del mercato del lavoro locale (vedi articolo suggerito).
C'è chi, come il responsabile frontalieri della CISL dei Laghi Carlo Maderna, ha minacciato uno sciopero generale di due giorni. E chi, come Roberto Cattaneo (Uil), ha accusato Quadri "di continuare a gettare benzina sul fuoco" e di comportarsi "come Vienna con i profughi".
Per capire se effettivamente c'è il rischio che i lavoratori frontalieri incrocino le braccia, il Giornale del Popolo ha interpellato il responsabile dell'Ufficio frontalieri dell'OCST, Andrea Puglia.
Il quale spiega che "di concreto non c'è nulla in programma" e che "l'intervento del collega della CISL Maderna era provocatorio, in risposta all'altrettanto provocatoria mozione inoltrata da Lorenzo Quadri."
"Sono entrambe, a mio giudizio, misure inattuabili" afferma il sindacalista OCST, che definisce la porposta di Quadri "utile solo a raccogliere consensi elettorali".
"Parimenti provocatoria è la battuta di Maderna" aggiunge Puglia. "Tuttavia deve far riflettere: il frontaliere è struttuale per l'economia ticinese e se provassimo a immaginare due giorni senza di loro possiamo capire che l'economia si troverebbe in buona parte paralizzata."
Puglia ammette che "nelle assemblee qualche frontaliere ha iniziato a chiedere che si possano incrociare le braccia in segno di protesta", ma afferma che, più che verso il Ticino, "la rabbia dei lavoratori è più che altro rivolta alle decisioni prese dei due Governi sul nuovo accordo fiscale."
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