
Attività del Ministero, organico e logistica. Questi i tre grandi temi elaborati dal Consiglio della magistratura nel rapporto sul Ministero pubblico. Luigi Pedrazzini, direttore del Dipartimento Istituzioni, e Giovanna Roggero-Will, presidente del Consiglio della magistratura, hanno presentato stamattina a Bellinzona l’atteso rapporto. "Dai dati esaminati non emergono elementi di preoccupazione". Così si legge nel rapporto. Sono però diverse le cose da migliorare. Queste. Il numero dei collaboratori (giuristi, personale amministrativo e polizia giudiziaria) va aumentato. La riunificazione delle due sedi di Bellinzona e Lugano, citiamo, “sembra imporsi”. La ripartizione del carico di lavoro tra i diversi magistrati va verificata. Sulla durata delle inchieste in corso vanno effettuati controlli costanti. Il termine di disdetta dei magistrati va stabilito da una norma precisa. “Non si giustificano certi catastrofismi attorno al Ministero pubblico. Esistono sì dei problemi, ma il Ministero non vive una situazione di emergenza”. Così si è espresso davanti ai giornalisti Luigi Pedrazzini. Mentre Giovanna Roggero-Will ha puntualizzato che il rapporto rappresenta “una verifica del Ministero pubblico nel suo complesso e non sui singoli magistrati o singole inchieste”. Durante l’incontro è emerso in particolare che per il Consiglio della magistratura non occorrono nuovi procuratori, ma nuovi collaboratori giuristi che si occupino degli incarti minori. Pronta la replica del procuratore generale Bruno Balestra, su una nota stampa consegnata nel pomeriggio ai media. Nella sua presa di posizione, il Ministero pubblico prende atto delle “insufficienze nelle risorse umane ravvisate dal Consiglio della magistratura che propone un immediato adeguamento delle stesse”. Ma secondo Balestra occorrono più procuratori pubblici, come si evince da uno studio “esperito a livello nazionale che, in proiezione 2011, indica in 1 procuratore pubblico ogni 10’000 abitanti la media reale svizzera. Si fa presente che non si tratta di una proiezione teorica astratta - si legge ancora nel comunicato del Ministero pubblico - ma della media delle risorse effettive allocate nei diversi Cantoni. Si evidenzia che il cantone Ticino (calcolando 21 magistrati) raggiunge un coefficiente di 0.64 (ossia 1 procuratore pubblico ogni 15'700 abitanti) situandosi ampiamente sotto la media, malgrado le sue peculiarità lo espongano in misura maggiore ai diversi fenomeni di criminalità che, semmai, dovrebbero giustificare un numero di magistrati inquirenti superiore a quello medio”. “I magistrati del Ministero pubblico - termina Balestra - continueranno come finora con impegno anche straordinario a cercare di far fronte ai loro compiti. Ritengono comunque loro dovere attirare l'attenzione su una situazione, a loro giudizio strutturalmente problematica, e che potrebbe a breve-medio termine comportare – malgrado i correttivi che si cercherà di attuare - un aggravamento degli elementi critici noti e rilevati dal rapporto del Consiglio della magistratura”.
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