
Tutti gli occhi della politica ticinese sono puntati su Bellinzona. La poltrona di sindaco è contesa e la sfida si prospetta decisamente appassionante. Il sindaco uscente Mario Branda, eletto sulla lista dell’Unità di sinistra, che comprende PS, PC, GISO e Indipendenti, è anche sindaco di quindicina, grazie a 9’831 voti. Il secondo, però, Simone Gianini, eletto tra le file del Partito liberale radicale, è distaccato di poco o nulla: i suoi voti sono 9’764. Questa mattina a Preonzo Gianini ha annunciato la sua candidatura e Teleticino ha raccolto le sue prime parole. “Il partito ha avuto un ruolo determinante, perché questa è stata una richiesta anche importante da parte della nostra base”, ha detto.
“Non posso dire di essere sorpreso”, ha reagito Mario Branda. “La decisione del Plr di attaccare la posizione del sindaco, in qualche misura si rifà alla storia di questo partito abituato a governare qui a Bellinzona durante un secolo e mezzo”. I numeri usciti dalle urne invece, spiega il sindaco di quindicina, lo avrebbero portato a fare una riflessione di tipo diverso, ha detto.
I numeri di cui parla Branda, immaginiamo, sono i voti giunti dalle schede senza intestazione, dove è in sensibile vantaggio rispetto a Gianini, e quelli che potrebbero giungere dalle liste a sinistra del Ps. Dall’altra, però, ci sono i voti liberali giunti al sindaco socialista, oltre mille e duecento, che rendono il gioco aritmetico sottile e complicato per tutti e due i contendenti.
“Vi è stata l’analisi e vi è la sensibilità verso un’area politica che porto come mia storia politica che vedremo se rappresenterà o meno la maggioranza delle elettrici e degli elettori di Bellinzona”, ha commentato Gianini. Branda, però, si mostra convinto dei preferenziali personali che lo hanno premiato al primo turno. Branda, al netto delle liste, ha ricevuto una crocetta sul suo nome 1’187 volte in più di Gianini.
Ma alla fine dei conti, ago della bilancia, più che le aree di rappresentanza dei due candidati, saranno probabilmente gli altri. Chi si trova a sinistra e a destra dei due partiti e che non ha mai risparmiato critiche anche accese al Municipio. L’eventuale voglia di cambiamento concentrerà le sue rivendicazioni contro il sindaco uscente o contro l’avversario, che non intende comunque rinnegare quanto fatto finora spalla a spalla con il collega di Municipio. “La legislatura l’abbiamo affrontata assieme e ancora assieme affronteremo anche questa legislatura. È una questione legata alla libertà di scelta che diamo ai cittadini”, ha detto Gianini.
Il ballottaggio è una facoltà concessa dalla legge. Volente o nolente, ogni sindaco di quindicina lo deve accettare. Ma quando sarà finito tutto, si potrà ripartire a lavorare come prima o qualcosa si sarà rotto? “Spero e penso di no, non all’interno del Municipio. Però è chiaro che è un fattore che potrà avere delle ripercussioni politiche più generali”, ha risposto. Aggiungendo che un ballottaggio non favorisce le discussioni necessarie per i progetti importanti che la Bellinzona aggregata si trova davanti, “alcuni molto delicati” e “i problemi che devono ancora essere superati dal punto di vista organizzativo”.
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