
I siti di vendita online cinesi sono sempre più popolari in Svizzera: secondo un'indagine pubblicata negli scorsi giorni dal servizio di confronti comparis.ch, l'anno scorso una persona su due vi ha effettuato almeno un acquisto. Quota che sale addirittura a due su tre in Ticino. Un fenomeno che preoccupa i negozi nostrani. Lorenza Sommaruga, presidente di Federcommercio, contattata da Ticinonews parla di una guerra impari, che sta mettendo ancora più in difficoltà la piccola distribuzione. “Siamo preoccupati. Il commercio online è sempre stato la nostra spina nel fianco e abbiamo cercato di contrastarlo, puntando sul servizio e la qualità dei prodotti, mettendoli anche in rete. Ma ora, con l’online che sta aumentando, ci sentiamo messi in difficoltà. E non è più solo un problema della piccola distribuzione, si fa sentire anche su quella grande. Non c’è più guerra tra piccola e grande distribuzione. Siamo confrontati con qualcosa che riusciamo con grande difficoltà a contrastare. Sta diventando un problema”.
Impossibile competere con questi prezzi
Gli intervistati nel sondaggio hanno indicato il prezzo basso come ragione principale per l'acquisto. Ma con i prezzi della Cina, è difficile fare concorrenza, rileva ancora Sommaruga. “È impossibile competere con questi prezzi. Se si ha la fortunata di trovare dei fornitori nuovi, che non mettono le loro merci su questi portali, allora è virtù di tutti noi andare a cercarli. Se questo diventa sempre più difficile, le difficoltà aumentano in maniera esponenziale. E guardando come è iniziato questo anno, pare molto difficile per tutti quanti”.
Una guerra impari
Addirittura, aggiunge Sommaruga, alcuni prodotti non sono più reperibili. “Su alcuni portali si trovano dei prodotti che noi commercianti non riusciamo più a trovare presso i nostri fornitori. È una guerra impari. Vorremmo accontentare il cliente, ordinando un articolo che ci viene richiesto, ma non riusciamo più a farlo. È davvero difficile e tutto questo si somma ad altre difficoltà, come il franco forte e il turismo degli acquisti. Stiamo vivendo un’eterna involuzione, che facciamo fatica a contrastare”.

