
È in programma per stamattina la riunione durante la quale il Consiglio di Stato deciderà se versare o meno il prossimo 30 giugno la sessantina di milioni di franchi di ristorni delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri.
Come tutti ricorderanno, i ristorni vennero parzialmente bloccati per la prima volta nella storia nel 2011, con il voto favorevole dell'attuale presidente del Governo Norman Gobbi, dell'allora consigliere di Stato Marco Borradori e del popolare democratico Paolo Beltraminelli. Contrari al blocco della metà della somma da versare erano stati invece l'allora direttrice del DFE Laura Sadis e il tuttora direttore del DECS Manuele Bertoli. I motivi addotti quattro anni fa erano di natura politica, si trattava infatti del tentativo di fare pressione contro l'inserimento della Svizzera nella black list italiana, contro la reticenze italiane a rivedere l'accordo sulla doppia imposizione e contro gli attacchi al segreto bancario dell'allora ministro Giulio Tremonti.
E sono proprio le ragioni politiche che oggi, nel 2015, potrebbero venire a mancare. Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali aveva proposto di non versare quei soldi all'Italia e utilizzarli per realizzare, in Italia, le opere incompiute quali la Stabio-Arcisate. Il suo collega di partito Norman Gobbi già da mesi si è pure detto favorevole al blocco (vedi articoli correlati). Il socialista Manuele Bertoli è invece da sempre contrario. Resta quindi da vedere se Christian Vitta e Paolo Beltraminelli riterranno vi siano i presupposti per un blocco o se preferiranno confidare nelle rassicurazioni della Confederazione sul buon andamento delle trattative con i nostri vicini a Sud. Secondo la maggiorparte degli osservatori delle vicende politiche cantonticinesi, questa seconda ipotesi sarebbe la più probabile.
Oggi la risposta.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

