
I docenti sono delusi. Il motivo? Non sono stati coinvolti nell'elaborazione del progetto "La scuola che verrà", una riforma che concerne la scuola, la cui attuazione è prevista per settebre 2020.
Ieri a Breganzona si è tenuto il primo Forum durante il quale i docenti hanno espresso il proprio malcontento e hanno ribadito la loro volontà di essere maggiormente coinvolti. Esigenza che avevano già espresso in una lettera inviata al capo Divisione scuola del Dipartimento il 21 maggio scorso.
Infatti, sottolinea Fabio Camponovo, tra i fautori dell'incontro, "gli insegnanti non sono dei semplici consulenti e men che meno meri esecutori."
Undici le organizzazioni, accanto ai sindacati OCST-docenti e SSP/VPOD, che hanno deciso d'incontrarsi e di far sentire al DECS le proprie ragioni. I pareri dei vari gruppi riguardo al progetto non sono unanimi, ma emergono comunque delle perplessità relative all'utilità della riforma.
Come riportato dal Corriere del Ticino, da un lato c'è chi, come Gianni Tavarini del Movimento della scuola, sostiene che le proposte risultanti dal progetto "facciano perdere di vista il senso complessivo e unitario dell'apprendimento" e che "appesantiscano il lavoro burocratico degli insegnanti" mettendo anche in pericolo il ruolo del sapere disciplinare.
Dall'altro ci sono coloro che approvano il progetto che "pone delle buone basi per un dibattito tra gli addetti di più ampio respiro", come sostiene Katya Cometta a capo dell'Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni.
A conti fatti tutte le organizzazioni sono comunque d'accordo sull'importanza del dialogo. Resta ora da capire quale sarà la risposta del DECS, che per ora si tutela sottolineando che fino ad ora "esiste solo una versione intermedia del progetto".
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