
Movimento per il socialismo e Partito comunista non correranno insieme alle prossime elezioni cantonali. Le prime avvisaglie di questa 'separazione' risalgono allo scorso mese di maggio, con l'annuncio dell'alleanza MPS-POP e le dichiarazioni del deputato del PC Massimiliano Ay, che aveva spiegato il motivo della sua astensione dal voto sull’apertura della discussione generale chiesta dal deputato MPS ul tema dei privilegi pensionistici dei Consiglieri di Stato (vedi articolo suggerito). In quell'occasione Ay aveva bacchettato il collega Matteo Pronzini affermando che "delegittimare le istituzioni non avvantaggia né democrazia né la sinistra".
"Le cose sono chiare e da molto tempo - spiega l'MPS in una presa di posizione firmata da Giuseppe Sergi e pubblicata sul sito del Movimento - chi segue la politica si è reso conto da un pezzo che le strade seguite da MPS e PC erano assai diverse. Avevamo concluso, seppur con molte incertezze da parte nostra, un’alleanza elettorale per le cantonali con l’obiettivo di garantire una presenza istituzionale alla sinistra del Partito socialista. Avevamo messo l’accento, in quella campagna, proprio sull’alternativa al PS. Quella campagna ebbe un discreto successo e riuscimmo ad ottenere due seggi in Gran Consiglio, di cui solo uno sfruttato come dovrebbe fare un vero deputato comunista, cioè quale tribuna di denuncia della borghesia, della sua politica, dell’ipocrisia e del malaffare dei suoi partiti. È quanto ha fatto, splendidamente e da solo, il nostro deputato Matteo Pronzini. L’altro deputato (PC): non pervenuto".
Secondo l'MPS il partito alleato "ha pensato bene di ritornare alla vecchia politica di subalternità nei confronti del PS, una politica ormai vecchia di un secolo". Altra causa del 'divorzio' la decisione del PC presentarsi alle elezioni nazionali congiungendo le liste con il PS. "Siccome non pratichiamo questa politica ormai dal 2004, abbiamo preventivamente reso attento il PC che tale passo avrebbe comportato una rottura di qualsiasi nostra futura alleanza". Ma non solo: "Non contento di questo , pochi mesi dopo, ecco di nuovo l’operazione ripetuta alle elezioni comunali, addirittura candidando propri rappresentanti nelle liste PS per i Municipi. Così è stato a Lugano, a Locarno, a Bellinzona".
Altri dubbi, spiega l'MPS, sono emersi già nel 2015 in merito alla politica internazionale del PC: "Oggi questi ragazzotti propagandano un regno dello sfruttamento come la Cina o un paese prigioniero di una dinastia di pazzi quali la Corea come esempi di socialismo e comunismo realizzato. Continuano a sostenere la Siria di Assad e reazionari scatenati come Erdogan e alla sua politica repressiva nei confronti del popolo curdo". Tutto ciò "ribadisce come il “comunismo” di cui parlano sia, nel migliore dei casi, fermo agli anni ’30 in URSS, allo stalinismo puro e duro: nulla a che vedere con il comunismo inteso come orizzonte di emancipazione sociale ed umana, libertà assoluta da padroni e forme statuali, sviluppo senza precedenti dei diritti e delle forme di autogestione che hanno sempre caratterizzato l’idea di socialismo e di comunismo del nostro movimento".
Infine, l'ultimo affondo: "Visto che c’è, il PC potrebbe continuare su questa linea facendosi accogliere sulle liste del PS per le prossime elezioni cantonali. Sarebbe un esito coerente: come ha affermato il suo consigliere comunale di Lugano in una recente riunione “noi del PC viviamo all’ombra del PS”".
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