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Covid-19
"È cambiato il profilo clinico del paziente ricoverato"
Teleticino
4 anni fa
Mattia Lepori, vice-capo area medica dell'EOC; spiega com'è la situazione negli ospedali dopo che nell'ultima settimana si è registrato un incremento dei ricoveri. "Rafforzate le misure all'interno delle strutture".

Il virus ha ripreso vigore. Negli ultimi sette giorni si sono registrati oltre 3'000 nuovi casi di coronavirus in Ticino (+55%). Negli ospedali le persone attualmente in isolamento sono 161 (+64%), mentre in terapia intensiva si contano 6 pazienti. Non si sono per contro registrati decessi. Come dobbiamo interpretare queste cifre? Ne abbiamo parlato con Mattia Lepori, vice-capo area medica dell'Ente ospedaliero cantonale.

Dobbiamo preoccuparci per i dati attuali?

"Siamo di fronte a un nuovo aumento importante dei ricoveri, ma anche di fronte a un cambiamento importante del profilo clinico delle persone ricoverate. Come nelle passate stagioni, si tratta di persone anziane (l'età media è attorno ai 78 anni). Ci sono pochi decessi e pochi pazienti in terapia intensiva. Se per una metà di queste persone il Covid rappresenta la causa principale del ricovero, per l'altra metà il Covid rappresenta una concausa o addirittura in alcuni casi la scoperta fortuita di un'infezione da Covid per il paziente che si è presentato per altri motivi. È un nuovo cambiamento della situazione a livello ospedaliero. Ciò non toglie che avere 160 pazienti in isolamento è un enorme sforzo, un dispendio di risorse e di spazi, quindi di capacità di accoglienza”.

Possiamo dire che il Covid è diventato come l'influenza?

“Da un certo punto di vista possiamo dire che si tratta di un'infezione delle vie respiratorie che provoca un certo numero di ricoveri. Ci sono due differenze con l'influenza. Il primo è il numero: non è mai successo in passato di avere 160 pazienti ricoverati contemporaneamente per l'influenza. I numeri assoluti sono circa 5-6 volte superiori a quelli dell'influenza. Il secondo aspetto è la durata: l’influenza dura circa 8-10 settimane, mentre non abbiamo ancora capito come si comporta il coronavirus. Ci sono diverse ondate nella stessa stagione e la durata di queste ondate non è prevedibile. In termini quantitativi la situazione è molto diversa dall'influenza per quanto riguarda l'impatto sulle strutture ospedaliere".

Come siete messi per quanto riguarda il personale?

“Attualmente le misure di protezione all'interno degli ospedali sono state rafforzate. La situazione è ancora sotto controllo, ma il numero di persone contagiate tra i collaboratori è superiore rispetto a quest'estate. Parliamo di 6-7 collaboratori ogni giorno, quest'estate eravamo 1-2 persone. Per ora non ci sono grosse ripercussioni, ma sarà una situazione in divenire. Lo stesso si può dire per la circolazione del virus all'interno degli ospedali: abbiamo constatato qualche caso di acquisizione ospedaliera, ovvero pazienti che hanno contratto l'infezione all'interno dell'ospedale. È un fenomeno limitato, ma al primo insorgere di questo fenomeno abbiamo introdotto l'obbligo generalizzato del porto della mascherina per tutti gli spazi dell'ospedale. Quest’estate era confinato solo alle camere di degenza e agli ambulatori".

Avete in programma altre misure nel caso in cui la situazione dovesse continuare in questo modo?

“All'interno dell'ospedale tutte le misure sono già state reintrodotte, come l’obbligo generalizzato della mascherina per le strutture EOC. Ho impressione che all'esterno bisognerà fare affidamento alla responsabilità individuale. Non credo che le autorità prenderanno delle misure in termini di salute pubblica. Per noi è fondamentale continuare a proteggere le strutture ospedaliere”.

C'è qualche consiglio che ci può dare?

“I consigli sono sempre gli stessi. Per non ammalarsi e non essere indisposti per il lavoro o altre attività, credo sia utile il porto della mascherina negli spazi chiusi, come nei trasporti pubblici, mi pare che sia uno sforzo minimo. Il secondo consiglio è di seguire le indicazioni della Confederazione per quanto riguarda la somministrazione del vaccino. Se guardiamo alla popolazione ospedaliera, si tratta di persone anziane o con problemi di salute cronici. Per loro è stata raccomandata la vaccinazione di richiamo”.